Motta, passione Teramo «Ci ripenso ancora...»

L’attaccante: legato a vita ai biancorossi, che peccato quella B sfumata
TERAMO. Nella stagione 2002-2003 Simone Motta, in coppia con Simone Pepe, fece sognare i tifosi del Teramo portandoli a sfiorare la serie B. Con 24 reti all'attivo (play off compresi) l'attaccante friulano disputò in biancorosso l'annata migliore della sua carriera. Oggi, a quasi 40 anni, Motta continua a divertirsi in campo, tra i dilettanti, e ha iniziato a muovere i primi passi da allenatore lavorando con i giovani. L'ex bomber del Teramo racconta al Centro il suo legame con i colori biancorossi tra passato, presente e futuro.
Segue sempre le vicende del Teramo?
«Sì, anche se abitando a Udine non conosco nei dettagli ciò che accade quotidianamente in casa biancorossa. Lì ho vissuto una stagione memorabile e che porto sempre nel mio cuore. La salvezza ottenuta a fine maggio ai play out, contro il Lumezzane, mi ha fatto molto piacere e ho palpitato per le sorti del Teramo sperando che riuscisse a mantenere la categoria. Per fortuna, nonostante qualche sofferenza, l'obiettivo è stato raggiunto».
Ci parla del suo legame con la piazza di Teramo?
«E' un legame che ha radici lontane. Mio padre, Giambattista, ha giocato in maglia biancorossa nel 1981-'82 e mio fratello, Marco, è nato proprio a Teramo 36 anni fa. Era destino, quindi, che un giorno io giocassi lì e che fosse la mia stagione migliore dal punto di vista realizzativo».
Che ricordi ha della sua stagione a Teramo?
«Arrivai insieme a Molinari, dal Sudtirol-Alto Adige, non come attaccante di prima scelta o in grado di fare la differenza. Ero al primo anno di C1. Tra l'altro mi portavo dietro un infortunio che mi costrinse a rimettermi in carreggiata fin dal ritiro estivo. Con il passare dei giorni, passo dopo passo, è nato un sogno. Ho iniziato a fare gol quasi in ogni partita e si è creato un feeling eccezionale con la tifoseria. E' un peccato non essere riusciti a conquistare la serie B e questo l'ho capito ancora di più quando in B ci sono arrivato giocando con altre squadre. Il rimpianto di quella mancata promozione c'è ancora, non lo nego. Vedere il vecchio Comunale pieno trasmetteva poi emozioni uniche e speciali».
Che ci dice, invece, del feeling con Simone Pepe?
«Formavamo una coppia super, praticamente perfetta, sia in campo che fuori. Anche lui arrivò in punta di piedi dal settore giovanile della Roma, ma le potenzialità di Pepe si videro subito. Non ho mai incontrato sulla mia strada un giovane così forte e nelle interviste dell'epoca dicevo sempre che al di là dei miei gol il fenomeno era lui».
Cosa la colpiva maggiormente di Pepe?
«Al di là delle indiscutibili qualità tecniche aveva una sfrontatezza fuori dal comune per un 19enne. All'interno dello spogliatoio si comportava come un veterano e aveva la personalità per affrontare qualsiasi problema e dire la sua con tutti».
Rimpiange di non avere avuto la stessa carriera di Pepe?
«E' inevitabile fare un bilancio e ripensare ad alcune scelte prese, ma allo stesso tempo è anche inutile guardare al passato. Io credo che alla fine si ottenga sempre quello che decide il destino. Speravo, ovviamente, di arrivare anche io in serie A. Questo, però, non l'ho mai vissuto come un problema».
Che ricordo conserva del presidente Romano Malavolta Jr, scomparso nel 2012?
«Era un presidente carismatico. Quando si parlava del Teramo, tutti pensavano immediatamente a Malavolta e al suo carattere esuberante. Con lui ho avuto un buon rapporto, era davvero un bel personaggio. Cinque anni fa sono tornato a Teramo per partecipare ad una partita in suo ricordo. Non potevo mancare».
Quanto le ha insegnato un tecnico come Luciano Zecchini?
«Tanto. Aveva una grande esperienza e la trasmetteva al gruppo con efficacia. Ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti negli anni successivi. Seppe esaltare le mie caratteristiche».
Cosa fa oggi, nella vita di tutti i giorni, alla soglia dei 40 anni?
«Mi diverto ancora a giocare nel campionato di Eccellenza friulana – quest’anno l’ho fatto con il Lumignacco, la squadra del mio paese – e ho intrapreso la carriera da allenatore nella categoria Juniores. Sto decidendo cosa fare in vista del prossimo anno, ma per adesso non mi vedo nei panni di allenatore professionista. Nel frattempo faccio il papà. Lo scorso mese di novembre ho avuto due gemelli che si sono aggiunti al mio primo figlio di cinque anni, perciò sono abbastanza impegnato (ride, ndc)».
Che cosa augura al Teramo?
«Di rivivere le emozioni che io e i miei compagni siamo riusciti a trasmettere ai tifosi. E magari, perchè no, tentare di nuovo quella scalata alla serie B che io, 14 anni fa, ho soltanto sfiorato».
Gaetano Lombardino
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