Nicolai: io, le Olimpiadi e il coronavirus a Doha

15 Marzo 2020

Prima negli States e poi in Qatar: «Mi sento più al sicuro qui in Italia»

ORTONA. Venerdì pomeriggio l’ultima partita - vinta contro i brasiliani Evandro e Bruno Schmidt - e il conseguente terzo posto al torneo World Tour 4 stelle di Doha, ieri mattina è sbarcato a Fiumicino e subito è partito in direzione Ortona per abbracciare familiari e affetti. Sì, perché Paolo Nicolai - e il compagno Daniele Lupo - manca dall’Italia da diverse settimane. L’operazione Tokyo 2020 è già partita, ma - causa coronavirus - rischia di subire delle correzioni in corsa.
Nicolai, dove è stato tutto questo tempo?
«Prima a Orlando, in Florida, e poi a Doha per il torneo».
A Orlando per fare che cosa?
«Abbiamo svolto un periodo di allenamenti con Phil Dalhausser e Nick Lucena, i nostri amici americani. Qualche settimana al Daytona Beach dove abbiamo fatto un buon lavoro».
Poi?
«Secondo il programma saremmo dovuti rientrare in Italia per qualche giorno per poi ripartire per il Qatar per disputare il primo torneo stagionale».
Invece?
«Al momento di salire sull’aereo dagli States è cambiato il programma perché il Qatar ha iniziato a mettere le prime restrizioni per chi arrivava dall’Europa. Prima era stato negato l’ingresso a chi era stato in Italia nell’ultimo mese, poi nelle ultime due settimane. Quindi, abbiamo deciso di attendere negli States e andare direttamente a Doha».
Nel mondo c’è la percezione della gravità della situazione?
«Lì, in Qatar, è come da noi all’inizio. Consigli, raccomandazioni, ma non direttive ben precise e mobilità limitata».
Lei è tornato subito.
«Tutte le squadre sono volate via dopo la premiazione perché dal Qatar, a quanto ci hanno detto, stanno per chiudere lo spazio aereo. E, detto francamente, mi sento più sicuro qui da noi. Per tanti motivi».
Avete giocato il torneo di beach volley prima a porte aperte e poi chiuse.
«Detto francamente, in certi posti non è che ci sia tutto questo pubblico per il nostro sport. Però, è vero, dalle semifinali hanno limitato l’accesso agli spalti. È accaduto da quando è stata dichiarata la pandemia».
Restrizioni per voi atleti?
«La distanza di sicurezza, evitare di stringersi la mano e così via. Anche se, ad onor del vero, sulla sabbia - mentre sei in partita - scambiarsi il cinque è istintivo. Difficile autocontrollarsi».
Prima di ripartire com’era la situazione a Doha?
«La sensazione è che il livello di preoccupazione - e quindi di prevenzione - stesse salendo con il passare delle ore».
Adesso?
«Noi avevamo programmato un periodo di riposo a casa, a prescindere. Il prossimo appuntamento del circuito World Tour è in programma in Messico, ma io e Lupo non andremo. Anche perché essendo già qualificati per i Giochi non ci interessa collezionare punti per la classifica. Sarebbe il caso di sospendere i tornei perché non ha senso mettere a repentaglio la salute degli atleti e di chi fa parte dei circuito. A Doha ne abbiamo parlato anche tra noi atleti, speriamo che la federazione fermi tutto».
Lei e Lupo siete già qualificati per Tokyo 2020.
«Le posso garantire che le Olimpiadi al momento non sono una priorità nella nostra testa. O quantomeno non sono una priorità disputarle a luglio. Dobbiamo superare questo periodo difficile a livello mondiale, poi ci sarà tempo per fare i Giochi. Per ora possono aspettare».
Quando ha avuto contezza della gravità della situazione?
«Da subito, perché anche girando il mondo mi tengo aggiornato attraverso i siti di informazione o parlando al telefono con amici e parenti. Anche quando stavamo in America si parlava del coronavirus, perché erano stati denunciati i primi casi anche lì».
Ha fatto anche un video per invitare tutti a stare a casa.
«Ci mancherebbe! L’ho fatto con piacere. E rinnovo l’invito, dando io per primo l’esempio».
E poi c’è l’aspetto tecnico.
«Non è la prima volta negli ultimi anni che partiamo con un podio, ma questo ha un valore significativo».
Perché?
«In vista dei Giochi olimpici abbiamo inserito nel nostro programma tecnico qualcosa di diverso che abbiamo testato a Doha. E i risultati sono stati positivi».
Ad esempio?
«Innanzitutto qualche schema nuovo. Poi, abbiamo entrambi rischiato un po’ di più in battuta e altri dettagli ancora. Nel girone eliminatorio qualche problema l’abbiamo avuto. Poi, è andato tutto per il meglio».
Soddisfatto quindi.
«Il podio ci fa piacere, è un premio al nostro sacrificio. Ma a renderci soddisfatti è specialmente la qualità del gioco espresso, molto alto. Tra l’altro, in un contesto di primo livello. Siamo abbastanza fiduciosi».
Quando si muove una coppia azzurra di beach volley che cosa c’è dietro?
«Eravamo in sette», conclude il 31enne beacher ortonese vice campione olimpico in carica insieme a Daniele Lupo, «a Orlando per il periodo di preparazione tra allenatori, fisioterapista e preparatori».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA