Occhiuzzi gioca a 50 anni: e non voglio fermarmi

Da attaccante a mezzala: la lunga carriera tra i dilettanti prosegue in Prima col Villa San Sebastiano
Una vita passata sui campi di calcio, ma la passione e la voglia di dare tutto sul rettangolo verde sono più forti dell’età che avanza; questa appena iniziata per l’eterno Sante Occhiuzzi, 50 anni compiuti ad aprile, è la 34ª stagione da protagonista, anche quest’anno con la maglia del Villa San Sebastiano in Prima categoria, come nell’anno scorso.
Sante Occhiuzzi, mezzala e seconda punta, è uno dei giocatori più longevi, ma il suo, a differenza di altri casi straordinari in cui i protagonisti erano a disposizione disputando magari solo qualche scorcio di gara, è più unico che raro in quanto non fa solo apparizioni in campo ma è un titolare pressoché inamovibile come dimostrano anche le 34 gare disputate nella scorsa stagione. Carriera iniziata nella stagione 1985/86 con la Pro Calcio Avezzano in Prima categoria, l’anno successivo con l’Avezzano in Interregionale, il fallimento della società con la ripartenza dalla Promozione dove con Bruno Nobili come allenatore arriva la vittoria in campionato, coppa Italia di categoria e coppa Italia nazionale dilettanti sconfiggendo a Castel di Sangro il Chieti che aveva vinto la coppa di Interregionale; da lì una carriera tra Luco, Pescina, Sulmona, Amiternina, Paterno e Civitella Roveto, con quasi mille gare disputate dalla serie D in giù e dodici campionati vinti, con in mezzo anche una stagione in serie A di calcio a 5 con 30 gol realizzati. Due anni fa aveva dichiarato che avrebbe voluto giocare fino al compimento dei 50 anni, ma raggiunto l’obiettivo sembra non volersi fermare. «L’intento era arrivare ai 50 anni e fermarmi, anche per impegni familiari e lavorativi, ma il calcio è come una bellissima donna ed è facile cedere alle lusinghe, così non ci ho pensato due volte ad accettare la proposta di mister Di Nicola. Ho capito che per me sarebbe stato un sacrificio fermarmi piuttosto che proseguire. Al Villa San Sebastiano siamo una famiglia, siamo una squadra buona e migliorata rispetto all’anno scorso, quindi probabilmente le presenze da titolare scenderanno per tutti, cercheremo di raggiungere un posto al sole anche se con la presenza di Celano e L’Aquila sarà dura. Spero di essere utile per dare lustro e successi a questa maglia. Giocare in squadre più titolate e in categorie superiori ha il suo importante lato economico», continua Sante Occhiuzzi, «mentre è più difficile giocare in queste categorie dove conta la passione. Molti mi chiedono chi me lo fa fare, ma è dura per me stare lontano dai campi e in più mi piace anche essere da stimolo per i più giovani. Solo l’anagrafe mi limita, se fosse per me e il tempo non passasse giocherei a vita; gli stimoli e la voglia di allenarsi ci sono sempre. Ho ancora tanta passione. Un grosso rammarico è non aver mai giocato tra i professionisti, mi piacerebbe chiudere la carriera con almeno una gara in serie C e magari, in un futuro lontano, battere il record di tutti i tempi che in Italia possiede Lamberto Boranga in campo a 75 anni e nel mondo l’argentino Tano Zunino che ha disputato una partita a 82 anni, ma entrambi sono portieri e non giocatori di movimento. Un’ultima citazione», conclude Occhiuzzi, «va a mia moglie e ai miei figli che mi supportano sotto ogni punto di vista, chiunque altro mi avrebbe chiesto di smettere, mentre loro continuano ad assecondare questa mia passione riuscendo a conciliare con me tutti gli altri impegni».
Roberto Marchione
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