Oddo: nulla da salvare ma non facciamo drammi

L’allenatore contrariato a fine gara: «L’espulsione di Fiorillo dopo pochi minuti ci ha messo in difficoltà. Niente alibi, ma alcuni gol andavano evitati»
LIVORNO. «Non c’è nulla da salvare dopo una sconfitta con quattro gol al passivo, ma non sono preoccupato perché comunque il passivo è dovuto principalmente al fatto di essere rimasti in dieci dopo appena cinque minuti».
La partita è finita solo da qualche minuto e l’allenatore del Massimo Oddo cammina avanti e indietro nel corridoio a fianco della sala stampa dello stadio Armando Picchi prima di presentarsi ai cronisti per analizzare la partita.
Ma non è nervosismo. E’ piuttosto la voglia di ricominciare subito: fosse per lui, il Pescara rigiocherebbe già oggi per cancellare questo brutto e non preventivato stop a Livorno. «È chiaro», ha aggiunto, «che l’espulsione di Fiorillo, con conseguente rigore, ha condizionato la gara, però non ci penso minimamente d’andare alla ricerca di scuse o alibi, quindi il discorso vale anche per gli assenti: a me non interessa chi manca, mi interessa chi c’è. Allo stesso modo dico che non è possibili fare valutazioni che siano attendibili dopo una partita del genere, anche se di sicuro lavoreremo ancora più concretamente sui nostri errori per migliorare».
Di cose da evidenziare, Massimo Oddo ne ha parecchie e non mancherà di farle notare alla squadra nel chiuso dello spogliatoio, già da oggi quando riprenderanno gli allenamenti al centro sportivo Poggio degli Ulivi. «Potevamo fare senza dubbio almeno in occasione di due gol del Livorno. Bisogna essere più cattivi, perché non si può concedere ad un avversario di vincere un rimpallo tre contro uno. Questa è stata la pecca più grande, poi ce ne sono state altre. Ne parleremo».
Le attenuanti ci sono, comunque. Un elemento pronti via non lo si può regalare ad un Livorno forte e concreto. «Men che mai adesso all’inizio della stagione. Giocare uno in meno per novanta minuti è durissima con questo caldo e con una condizione atletica ancora imperfetta. L’inferiorità numerica significa correre il doppio e in questo momento era impensabile che lo potessi chiedere ai miei», continua l’ex difensore di Milan e Lazio. «Anche così si spiegano la nostra sterilità offensiva: gli attaccanti correvano per dare una mano ai compagni e poi chiaramente peccavano di lucidità negli ultimi trenta metri. Senza dimenticare il fatto che da due mesi facciamo prove tattiche su un determinato schema e quello schema è saltato subito. Stavolta è andata male, ma ripeto di non essere preoccupato. Diciamo che il nostro campionato per noi comincia sabato».
(s.m.)

