ODDO, RIDACCI IL VERO PESCARA

29 Marzo 2016

di ANTONIO DE LEONARDIS Zero punti e a capo, la discesa libera del Pescara è continuata anche a Terni con una partita persa, praticamente senza rischiare nulla, l'ennesimo colpo basso rimediato nella...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Zero punti e a capo, la discesa libera del Pescara è continuata anche a Terni con una partita persa, praticamente senza rischiare nulla, l'ennesimo colpo basso rimediato nella città umbra dove i biancazzurri prendono solo botte da 34 anni quando si imposero per l'ultima volta con Tom Rosati in panchina e Repetto capitano. L'ennesimo tonfo che ha riportato la squadra di Oddo fuori dai play off dopo quasi sei mesi, una delusione forte per tutti e decisamente inattesa e imprevista, annunciata dai pareggi-beffa con Salernitana e Vicenza, resa cocente dalla sconfitta di Cagliari al termine di una sfida stradominata, esplosa col rovescio interno col Trapani che ha aperto la serie nerissima delle cinque sconfitte consecutive. Fin troppo scontato che ci sia sconcerto e rabbia tra i tifosi, d'obbligo invece aspettarsi una reazione e una prova d'orgoglio da parte di Oddo e dei suoi giocatori in queste nove giornate che ci separano dal verdetto finale. Da oggi è come se iniziasse un altro campionato, una specie di prova del 9 che dovrà dire tutta la verità sulla reale consistenza di questa squadra precipitata in poche settimane dal sogno possibile a un incubo che nessuno aveva previsto.

Il problema è capire se c'è la possibilità di riscoprire in questo decisivo finale di stagione quel Pescara che fino a due mesi fa era riuscito a guadagnarsi larghi consensi per gioco, mentalità, atteggiamento e qualità fino a diventare l'indiscussa terza forza del campionato. E' questa l'unica strada da percorrere se sul serio si vuol provare a risalire la china. Negli ultimi tempi (vedi le gare con Novara e Ternana) Oddo, anche per via delle tante assenze importanti, aveva provato a ritoccare l'assetto tattico della squadra nella speranza che bastasse quanto meno a fermare la crisi di risultati, un tentativo andato a vuoto, anche per una buona dose di sfortuna, e che anzi ha aperto la strada a una pericolosa crisi di identità.

L'obiettivo principale dunque non può essere che quello di provare a riproporre per il gran finale il Pescara migliore, nella testa e nelle gambe, dando continuità alle scelte che avevano favorito l'eccezionale ruolino di marcia che aveva preceduto la crisi. Caprari e Benali allora alle spalle di Lapadula, centrocampo propositivo, esterni di difesa che non hanno paura ad attaccare. D'obbligo, in sostanza, bloccare l'undici-base sul canovaccio che ha dimostrato di saper meglio interpretare, lasciando al resto del gruppo il compito di provare a dare il massimo apporto a partita in corso, qualora se ne riveli la necessità. Sabato col Como sarà ancora emergenza, vista la ridotta disponibilità di difensori esterni, ma non può essere questo a frenare la voglia di riscatto di una squadra che ha ancora parecchio da dire e da fare in questo campionato.

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