Oggi le terribili Dolomiti, Ciccone tenta il colpaccio

Campenaerts vince a Gorizia dopo una lunga fuga, Bernal resta in rosa
GORIZIA. Per sfuggire velocemente al violento temporale che si è abbattuto dalle parti di Gorizia ci voleva o il recordman dell’ora o il più forte cronoman del mondo. Se il secondo (Pippo Ganna) era a tirare il gruppo per proteggere la maglia rosa di Egan Bernal, non poteva che toccare a Victor Campenaerts (suo il record dell’ora con 55,089 km stabilito nel 2019) correre a più non posso per andare a vincere la tappa anche se Oscar Riesebeek si è arreso solo nello sprint a due. Il profumo del mare di Grado ha attirato per un attimo la carovana ma già da oggi il gruppo tornerà a confrontarsi con le montagne e si andrà oltre quota 2.000 ben tre volte con i celebri valichi che hanno fatto la storia del Giro. Fedaia (o Marmolada se preferite), Pordoi e Giau prima della picchiata verso Cortina d’Ampezzo.
La tappa di ieri. Partenza da Grado con destinazione Gorizia passando per la Slovenia. Che potesse esserci qualche problema di troppo si è capito già dal mattino quando il vento forte non prometteva nulla di buono. E dopo pochi km ecco una maxi caduta che ha costretto la direzione a neutralizzare per qualche minuto la gara. A farne le spese, tra gli altri, Buchmann che occupava il 6° posto nella generale e la maglia azzurra dello scorso anno Ruben Guerrero entrambi costretti al ritiro.
Lo stop del tedesco della Bora ha permesso al teatino Ciccone di guadagnare una posizione in classifica, ma Giulio guarda alle cime (innevate) delle Dolomiti per puntare la top 5. Per Ciccone ieri è stata una giornata tranquilla (o forse con Mollema ancora in fuga e non vicino al suo capitano), mentre il miglianichese Dario Cataldo ha trovato spazio nella lunga fuga di giornata. Ed è la mossa giusta visto che in questo Giro le azioni da lontano hanno una percentuale altissima di successo. Cataldo ha interpretato bene la corsa ma nel finale scappano via in tre e poi restano Campenaerts e Riesebeek con la vittoria dell’attuale primatista dell’ora. L’analisi di Dario Cataldo è lucida e precisa. «È stata una giornata dura e impegnativa. Il finale di tappa non era adatto alle mie caratteristiche ma era più da uomini di classiche e nel nostro gruppetto ce ne erano tanti. Noi della Movistar abbiamo l’obbligo di provarci ogni giorno ed ora testa già alle prossime tappe». Cataldo poi si è soffermato sul Giro d’Italia. «Bernal è il grande dominatore, sta dando spettacolo e sarà bellissimo vedere come andrà sulle Dolomiti. Ma anche noi, mi ripeto, vogliamo dare spettacolo e cercheremo di farci trovare pronti nelle fughe». E la maglia rosa Bernal dice la sua tra pioggia presa ieri e il freddo di oggi sulle Dolomiti. «Penso che sia stata una giornata abbastanza facile per noi. Nel finale c'era vento e anche pioggia, ma è andato tutto bene. Oggi sarà sicuramente una tappa decisiva. Ho sentito che farà freddo ma voglio essere pronto per la battaglia». E se Bernal dice di voler essere pronto allora c’è davvero da avere paura perché il colombiano dal primo giorno ha dimostrato di essere il più forte di tutti. Giulio Ciccone ha un volto sereno, rilassato e che fa ben sperare per oggi. Buchmann gli ha ceduto il sesto posto, ma l’abruzzese può e vuole puntare in alto. Sono le sue salite quelle di oggi: Vlasov e Carty non sembrano al top, Caruso sta bene, Yates è in crescita mentre Bernal fa per il momento un altro sport. Si, Ciccone può puntare la top five. Ma che tappa sarà oggi? Nel pomeriggio di ieri un po’di tensione per le condizioni meteo c’era: a preoccupare sono le discese con tanto freddo e la possibile neve ma non sono arrivate comunicazioni per un’eventuale modifica del percorso (salvo ulteriori peggioramenti nella notte o nelle prime ore di oggi).
Le Dolomiti non vogliono rinunciare a dare il giudizio (quasi) definitivo su questo Giro ed allora dopo 116 km dalla partenza di Sacile a Rocca Pretore inizia la prima scalata verso quota 2000 (dopo 25 km c’è il gpm di La Crosetta che darà il via alla fuga di giornata). Da Malga Ciapela ecco il rettilineo più temuto del ciclismo con 5 km senza curve e senza riferimenti per arrivare alla Capanna Bill con pendenza media dell’11.8%. Poi lo spettacolo della Marmolada con il Passo Fedaia, la picchiata verso Canazei e la nuova salita verso il Pordoi. Che salita sarà? Tanto famosa e con una storia cucita addosso da brividi quanto facile rispetto alle altre: 11.8 km con pendenza del 6,8%. Badate bene: facile per chi corre un Giro mentre per il resto del mondo è micidiale come il Passo Giau (che spaventa però anche i corridori): inizierà da Ponte Codalonga ed ha una pendenza media del 9.3%. La lunghezza? 10 km, pardon 9,9 perché dopo 194 km e 5700 di dislivello i corridori anche solo 100 metri di salita se li risparmiano volentieri. E per finire la lunga picchiata verso Cortina d’Ampezzo. La regina delle Dolomiti incoronerà il re del Giro? Non lo dite a Bernal che re lo è già da un bel po’ e attende solo la lode con il timbro a Milano.

