Paura Juve, i big pronti a partire Rabiot: «La Premier? Perché no»

8 Dicembre 2022

L’inchiesta sui conti della società e il rischio penalizzazioni spinge alcuni giocatori a guardarsi intorno In bilico anche Di Maria, Kean e McKennie. Il ministro Abodi: nello sport si può morire e poi rinascere

TORINO. La Juve rischia grosso per l’inchiesta sui conti del club e giovedì scorso la Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio di 12 dirigenti o ex dirigenti bianconeri (tra cui l’ex presidente Andrea Agnelli e il suo vice Pavel Nedved, l’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene e l’ex responsabile dell’area sportiva Fabio Paratici, dalla scorsa estate al Tottenham). Quattro le ipotesi di reato: false comunicazioni sociali, manipolazione del mercato, ostacolo agli organi di vigilanza e false fatture per operazioni inesistenti. Anche a livello sportivo la Juve rischia tanto: estromissione dalle coppe europee e dalla serie A. Un futuro denso di nubi, che potrebbe indurre qualche calciatore a cambiare aria già a gennaio. Di Maria potrebbe essere uno di questi, ma anche Weston McKennie, Adrien Rabiot e Moise Kean. «Sarà il mio ultimo anno con la Juventus? Non lo so», ha detto il centrocampista francese Rabiot. «Non ho una squadra preferita ma ho sempre detto che mi piacerebbe giocare in Inghilterra. È il campionato che mi attrae, si avvicina di più alle mie qualità».
In effetti la scorsa estate sembrò a un passo dal Manchester United: la Juve, che era disposta a cederlo, avrebbe guadagnato più di 20 milioni, mentre ora rischia di perderlo a zero al termine della stagione. In attesa di capire cosa riserverà il mercato.
Verso l’assemblea dei soci. In società il nodo resta sempre la “manovra stipendi”. Su queste operazioni, nate nel periodo dell'emergenza Covid e principale oggetto delle contestazioni della Procura di Torino e dei rilievi della Consob e della società di revisione Deloitte, si sviluppa ancora il lavoro della Juventus per definire il bilancio dell'esercizio 2021/2022, mentre, dopo avere ricevuto gli atti dalla magistratura ordinaria, è all'opera anche la Procura federale della Figc. L'inchiesta condotta dai pm del pool Economico della Procura del capoluogo subalpino è ormai conclusa e si attende la data dell'udienza preliminare per la decisione del rinvio a giudizio, udienza che verosimilmente si terrà nella prossima primavera. Il progetto di bilancio presentato finora dal club bianconero non ha passato l'esame della società di revisione Deloitte, proprio per gli effetti delle «manovre sui compensi del personale tesserato relativo alle stagioni sportive 2019/2020 e 2020/2021». Nella valutazione di Deloitte, la perdita e il patrimonio netto al 30 giugno 2022 «risultano sovrastimati, rispettivamente di 44 milioni e di cinque milioni»; nell'esercizio precedente, invece, la società di revisione ha visto una sottostima della perdita di 21 milioni e una sovrastima del patrimonio di 49 milioni. Infine, il patrimonio netto all'1 luglio 2020 sarebbe stato sovrastimato di 28 milioni. Numeri che non tornano, quindi, secondo la relazione conclusa da Deloitte e che potrebbero costringere il nuovo management a chiedere agli azionisti un terzo aumento di capitale, dopo i 300 milioni del 2018 e i 400 milioni deliberati nel 2021. Una terza immissione di nuovi capitali, peraltro esclusa nei giorni scorsi da John Elkann, presidente della controllante Exor, porterebbe così l'ammontare degli aumenti sulla soglia del miliardo di euro in cinque anni.
Parla Abodi. Ieri ha parlato del caso Juve il ministro dello Sport, Andrea Abodi, «Mi trovo in mezzo tra la procura e la procura federale», ha detto l'ex presidente della Lega Serie B. «Non sono certo io a dire chi è colpevole e chi no, però la cosa bella dello sport è che si può morire e rinascere. È successo a tante squadre, come il Napoli, il Palermo e la Juventus stessa, che è andata in Serie B». Abodi ha poi ribadito la necessità di fare piena chiarezza sulla questione: «A costo di essere giudicato un pericoloso sognatore, credo che debba arrivare il momento della chiarezza e della responsabilità».
Angelo Caradonna