Pavone, il ds di papà e figlio

22 Settembre 2015

Nel 1999 portò Franco Oddo a Salerno e insieme sfiorarono la salvezza, oggi tesse le lodi di Massimo

PESCARA. L’amarcord di Peppino Pavone. Il diesse del Pescara ha lavorato a Salerno per due stagioni e mezza dal 1998 al 2000. Quella campana era una delle tre società controllate da Pasquale Casillo che in Italia è stato il precursore dei presidenti multiproprietari di società di calcio. Oggi il club granata appartiene al patron della Lazio, Claudio Lotito, mentre a quei tempi Casillo gestiva la Salernitana in A, il Foggia in B e il Bologna in C1. «In teoria», spiega Pavone, «l’impegno è molto più gravoso, non soltanto dal punto di vista economico, perché il numero di calciatori da sistemare è alto. Al contrario, poter trasferire i giocatori da un club ad un altro in diverse categorie o nazioni è un vantaggio considerevole. Basti pensare al lavoro che da tempo sta portando avanti la famiglia Pozzo che controlla l’Udinese, il Granada e il Watford».

Nella Salernitana di Pavone in panchina c’era Delio Rossi, mentre in campo si affacciavano alla ribalta del calcio italiano calciatori come Fresi, Gattuso, Vannucchi e Di Vaio, oltre all’ex pescarese Giampaolo. Nel gennaio 1999 la dirigenza chiamò Franco Oddo al posto di Rossi, ma la tifoseria insorse costringendo il presidente Aniello Aliberti a trattenere l’attuale tecnico del Bologna. A fine marzo l’avvicendamento andò a buon fine e Oddo sfiorò una clamorosa salvezza. «All’ultima giornata pareggiammo a Piacenza e tornammo in B, ma Oddo fece cose straordinarie: 5 vittorie tra le quali quelle contro Inter, Juventus, 2 pareggi e una sola sconfitta. Franco ha avuto poca fortuna, ma è stato un ottimo allenatore. Era preparatissimo, le sue squadre hanno sempre avuto una perfetta organizzazione».

Ora tocca a Massimo spiccare il volo. «Intanto gli va dato atto di aver trasferito ai ragazzi i suoi concetti. A Bari abbiamo dimostrato di avere un collettivo affidabile e il merito è tutto dell’allenatore. Mi è piaciuta la personalità mostrata a Bari».

Il futuro è ancora tutto da scrivere. «È presto per indicare gli obiettivi. Partire bene è fondamentale perché la B premia chi ha continuità. Ecco perché sarà importante battere la Salernitana che ha un organico profondamente diverso dal nostro. Non ci sono giovani, ma tanti calciatori esperti che la rendono un avversario rognoso».

In attesa della migliore condizione è consigliabile mettere fieno in cascina. «Non solo. Con il passare del tempo i calciatori si conosceranno meglio. Tra pochi giorni tornerà a disposizione anche Campagnaro. La sua presenza consentirà ai giovani di crescere ed imparare a leggere i vari momenti della partita. Inoltre, aumenterà il tasso di esperienza». Il diesse non è affatto sorpreso dal 18enne Mandragora che a Bari ha guidato il centrocampo con la sicurezza di un veterano. «L’avevo visto con il Genoa durante il match contro la Juventus. Ha personalità da vendere. Comunque, preferisco parlare del collettivo che è la nostra forza». Meglio volare basso, le sorprese sono sempre dietro l’angolo. «Più in là i valori dovrebbero emergere, però in B c’è un forte livellamento. Avete visto il Cagliari? Dovrebbe ammazzare il campionato, invece ha pareggiato a Terni e sofferto molto contro l’Avellino. I conti si fanno alla fine». (g.t.)

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