Pescara-Camplone, nemici per un giorno

16 Dicembre 2014

L’allenatore del Perugia (pescarese doc) è il grande ex della gara. La moglie Barbara: «Mia figlia tifa Delfino, io mio marito»

PESCARA. Una tempesta in arrivo. Di emozioni, ovviamente. Andrea Camplone si appresta a vivere la sua giornata più intensa. Sabato al “Renato Curi” il tecnico del Perugia, pescarese purosangue, sfiderà la squadra della sua città. Non lo dirà apertamente, ma dentro di sé pensieri e trepidazioni saranno vortici per il suo stato d’animo. Questo in Umbria, figuriamoci nel girone di ritorno nella gara che si giocherà all’Adriatico (9 maggio): sarà la sua prima volta nel suo stadio, visto che nel precedente incrocio da ex in Lega Pro, quando guidava la Cavese, si giocò a Vasto. Vinse la sua squadra 2-1, mentre in Campania, all’ultima giornata, i tre punti andarono ai biancazzurri che riuscirono a salvarsi grazie a quel pirotecnico 4-3.

Alla fine sorrise anche lui, ma sabato non sarà così rilassato. In fondo, ormai in Umbria è di casa e Perugia è la sua seconda città. L’aveva scelta già da calciatore nel 1992 dopo aver conquistato la seconda promozione in A con il Pescara di Giovanni Galeone. Fece scalpore il suo trasferimento alla corte di Luciano Gaucci che investì 12 miliardi delle vecchie lire per assicurarsi lui, altri due pescaresi, Michele Gelsi e Rocco Pagano, oltre a Simone Braglia e Giovanni Cornacchini. Quel Perugia conquistò due volte la serie B (la prima fu annullata per illecito) e, dopo l’arrivo in panchina di Galeone, la serie A. Qualche anno più tardi sembravano ripresentarsi i presupposti per compiere lo stesso percorso da allenatore.

Al termine della gavetta tra i dilettanti, iniziata a Penne, andò a Lanciano e nel 2007 firmò per il Pescara. L’esperienza durò una decina di giorni, giusto il tempo di rendersi conto che la società era inesistente. Iniziò il ritiro a Caramanico con un gruppo di ragazzini. «Non c'erano dirigenti», disse tempo fa Camplone, «me ne andai senza prendere un soldo e mi diedero pure del traditore».

Il suo sogno si infranse contro la dura realtà. Una vicenda che incrinò il rapporto con la squadra del suo cuore. Dopo la retrocessione in B nel 2013, diede la sua disponibilità ad allenare gratis il Pescara, ma la società non lo prese in considerazione. Invece, trovò lavoro a Perugia sfiorando subito la promozione in B, centrata poi l’anno scorso e attesa dai grifoni da nove anni. È difficile essere profeta in patria, ma Camplone porterà sempre nel cuore i colori biancazzurri.

Lo stesso vale per la sua famiglia. A partire dai figli, Erika e Dereck, per finire con sua moglie, Barbara che però sabato non potrà fare il tifo per la sua città. «Mi dispiace», afferma la signora Camplone, «tiferò per il Perugia. Guai a chi mi tocca Pescara, però non posso andare contro mio marito. L’unica un po’ combattuta è mia figlia. Avrebbe voluto seguire la gara in curva con i pescaresi, ma gliel’ho vietato. Starà con noi in tribuna!» In panchina, al fianco di Andrea, ci sarà Giacomo Dicara, suo storico vice e grande ex biancazzurro. Pescarese anche lui e protagonista di tante battaglie (e successi) con la maglia del Pescara galeoniano.

Il Perugia si presenterà con 4 punti di vantaggio e una serie utile che dura da 6 turni (5 pareggi e una vittoria). Sarà un pomeriggio speciale anche per Matteo Politano, 8 gol due anni fa in Umbria. Camplone lo paragonava ad Insigne chiamandolo “Il piccolo Messi” per la sua capacità di saltare l’avversario e puntare l’area di rigore. Almeno per il contenuto emotivo non ci sarà da annoiarsi.

Giovanni Tontodonati

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