Pesoli nuovo leader: in campo non sto mai zitto

17 Luglio 2014

«Il calcioscommesse? Sono stato trattato come un lebbroso, ma io non c’entravo nulla»

PESCARA. Un rinforzo di esperienza e qualità. Emanuele Pesoli (nella foto) sarà un punto fermo della retroguardia biancazzurra che nelle ultime due stagioni ha subito una valanga di reti (ben 137).

Il 34enne arriva a titolo definitivo dal Carpi. «Mi ha convinto l’importanza di questa piazza», dice Pesoli, «in passato ho giocato varie volte allo stadio Adriatico e sono rimasto sempre colpito dal calore dei tifosi. Il corteggiamento non è stato lungo, serviva solo qualche giorno per risolvere il contratto con il Carpi che ringrazio per la collaborazione». Pesoli si lega al Pescara per un anno, ma in pratica l’intesa è biennale, salvo catastrofi (retrocessione in Lega Pro dei biancazzurri). Per il difensore di Anagni, infatti, il prolungamento per un’altra stagione scatterà automaticamente in caso di permanenza in serie B. Il suo arrivo era in programma da tempo. Il Pescara lo aveva cercato già nel 2009, quando in panchina c’era Antonello Cuccureddu (poi sostituito da Eusebio Di Francesco) e il ruolo di direttore sportivo era ricoperto da Fabrizio Lucchesi. «È vero, io e il Pescara ci siamo sfiorati varie volte. Cinque anni fa la trattativa era chiusa, ma il diesse del Cittadella, Stefano Marchetti, cambiò idea al momento delle firme».

L’ex varesino, 194 presenze e 9 gol in B, si candida ad essere il leader della retroguardia. «Sono il classico calciatore che in campo non sta mai zitto. Urlo per tenere alta la concentrazione, un po’ come fanno i portieri con i difensori».

Nel Lanciano di Marco Baroni il capocannoniere è stato Federico Amenta (6 reti) che ha sfruttato l’ottima preparazione dei calci da fermo. «Gli schemi di Baroni sono molto efficaci. Il mister è stato un grande difensore, potrò imparare tanto da lui».

In passato Pesoli è stato coinvolto nello scandalo del calcioscommesse. In prima istanza, fu condannato a tre anni di squalifica, poi ridotti a dieci mesi dal Tnas. Lui si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. Una volte mise in atto una protesta clamorosa incatenandosi davanti alla Figc e facendo lo sciopero della fame. «Sono finito in questa vicenda per una telefonata con Gervasoni. Sono stato un po’ ingenuo a non denunciare tutto questo, limitandomi a rifiutare la proposta. Ma chi l’avrebbe fatto? Lo scandalo è venuto fuori due mesi dopo. È stato un periodo brutto, tanti compagni di squadra non mi rispondevano al telefono, sono stato trattato come un lebbroso. In pochi mi hanno dato un appoggio, mi piace ricordare tre amici veri: Mandorlini, Sannino e Sogliano». (g.t.)

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