Pettinari riscopre la gioia: «Il gol è per mio figlio»

15 Aprile 2018

L’attaccante a segno dopo oltre quattro mesi: «Grazie a Pillon giochiamo senza paura, ai tifosi dico di starci vicino». Esulta anche Verratti su Instagram

PESCARA. Un urlo atteso da 127 giorni. Dopo sedici partite all’asciutto, finalmente è arrivata la gioia che ha il profumo di liberazione. Stefano Pettinari non segnava dallo scorso 8 dicembre (Cesena-Pescara 4-2, ndr), un arco di tempo troppo ampio per un attaccante che aveva realizzato 12 reti nelle prime 18 gare di campionato. Il gol di ieri ha permesso al Pescara di pareggiare i conti al 93’ mantenendo un punto di vantaggio sulla quint’ultima. «Il gol mi è mancato tanto», ammette Pettinari, «mi dispiace non aver dato nel girone di ritorno lo stesso contributo dell’andata. Però mi sono allenato sempre con grande impegno e stavolta sono stato ripagato. Sono felice perché la rete ci ha permesso di evitare una sconfitta che sarebbe stata inaccettabile». La porta sembrava ancora una volta stregata con il portiere del Bari, Alessandro Micai, autore di un paio di interventi decisivi. «È stato molto bravo a respingere il mio tentativo in rovesciata e, soprattutto, sulla ribattuta ha compiuto un miracolo su Valzania». Da Parigi ha esultato anche Marco Verratti che ha postato su Instagram l’azione del 2-2. Ma Pettinari non ha nessun dubbio sulla dedica, anche perché il digiuno stava per “compromettere” il rapporto con il figlio, Mattia. «Sì, da gennaio viene allo stadio e ieri era in tribuna con un suo amico. Da un po’ mi chiedeva un gol e per fortuna l’ho accontentato. Una gioia incredibile».
La novità è che il Pescara, dopo tante rimonte subìte, ha rimesso in piedi una partita che sembrava segnata. «Ci abbiamo creduto. Nel primo tempo abbiamo concesso troppo al Bari, ma lo 0-2 era esagerato. Nella ripresa ci siamo battuti con grande ardore e forse meritavamo la vittoria». Il vento è cambiato in un attimo. Il Delfino era a un passo dalla settima sconfitta casalinga, ma la zampata del 26enne centravanti romano ha mandato in estasi i tifosi. «Anche loro meritavano un sorriso. Ci hanno sostenuto dal 1’ al 90’. Non sono contenti per la brutta posizione in classifica ed è giusto così. Ma in questa fase le contestazioni sono deleterie, ci serve il loro aiuto. Ora prepariamoci bene per la gara di martedì a Vercelli. Se entreremo in campo con l’atteggiamento del secondo tempo di sicuro torneremo a casa con un risultato positivo». Bepi Pillon ha dato una scossa allo spogliatoio. «Non è una bella cosa cambiare tre allenatori in una stagione. Significa che non stai facendo il tuo dovere. In queste due partite siamo andati sotto e abbiamo recuperato mostrando carattere e qualità. Il ritorno al 4-3-3 ha dato i suoi frutti. Con il 3-5-2 abbiamo avuto poco tempo per perfezionare i meccanismi. Pillon ci ha dato tranquillità chiedendoci di giocare senza paura e non lasciare il pallino del gioco agli avversari. E quando alzi il baricentro i primi a trarne beneficio sono gli attaccanti».
Andrea Coda è contento per il punto, anche se al 33’ ha lasciato il campo a causa del colpo subìto da Henderson nell’azione del secondo gol barese. «Ho i segni dei tacchetti sul ginocchio destro, che dopo la botta è andato in iperestensione», racconta il difensore che si presenta con una lunga fasciatura. «Henderson ha commesso un fallo netto e l’arbitro non l’ha segnalato. Inoltre, c’era un rigore su Coulibaly e Campagnaro ha una ferita all’arcata sopracciliare. Nonostante tutto, abbiamo giocato con coraggio. Nell’intervallo ci siamo abbracciati dicendoci che potevamo farcela. Non si doveva mollare e così è stato. Mancano sette finali e ci giochiamo la vita in ogni partita. I tifosi? Sono stati fantastici, questa prova ci riavvicina all’ambiente». Oggi Coda farà gli esami al ginocchio. Se non dovesse farcela sarebbero guai per Pillon, che a Vercelli non potrà contare sullo squalificato Campagnaro.
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