Calcio

Pierantoni, gavetta e sogni: Lanciano è la sua rivincita

23 Aprile 2026

Frentani neopromossi in serie D: il ritratto del tecnico artefice della promozione. Da Brescia fino alle stagioni da vice Montero, oggi l’allenatore è il grande protagonista

LANCIANO. Nel tardo Medioevo e agli inizi del Rinascimento, nelle città-stato dell’epoca i signori sceglievano con cura un condottiero che potesse difendere la popolazione dagli attacchi degli eserciti avversari. Questi capitani di ventura, o appunto condottieri, erano fondamentali per le potenze italiane, che affidavano loro la difesa o l’offensiva militare. A Lanciano, in casa rossonera, il condottiero scelto per portare avanti l’offensiva della “guerra” per la serie D è Andrea Pierantoni. Un tecnico capace di rilevare la squadra ad inizio ottobre, al decimo posto e con il morale sottoterra, e riportarla alla tanto sognata promozione con una giornata di anticipo. E guai a chiamarla fortuna, la storia della stagione dei frentani è figlia di un lavoro tecnico e di un sacrificio che non conosce eguali, la storia di rivalsa di chi, pur non essendo mai stato un calciatore, si rimbocca le maniche e dimostra al mondo, e al calcio, che il duro lavoro ripaga sempre.

Gli inizi. Classe 1990, Pierantoni è un allenatore stabile, preciso e con tante idee. Già ai tempi dell’università a Milano il destino era chiaro. Taccuino, penna e chilometri in macchina in cerca di campi, squadre e partite per potersi documentare al massimo e ampliare il proprio portabagagli di esperienza rubando con gli occhi nei campi di provincia lombardi. Poi, come spesso accade, la vita ripaga chi ha voglia di fare, o quantomeno ti indirizza. La via scelta dal destino per Pierantoni si chiama Brescia, il maestro Boscaglia. Il tecnico, originario di Orsogna, viene selezionato per un tirocinio ed inizia un’avventura ancora in corso d’opera. Gli vengono affidati gli Allievi, Boscaglia lo prepara, lo consiglia, gli apre gli occhi su un mondo che lo affascina, ma che spesso sa essere deludente. A Brescia la preparazione è ottima, la gestione della società un po’ meno e Pierantoni capisce che è il momento di cambiare aria. Ringrazia Boscaglia e sceglie San Benedetto, dove gli viene affidata l’Under 17 della Sambenedettese. Anche lì due anni vissuti in pieno e culminati con l’ennesima prova che il sacrificio sa essere ricompensato. In prima squadra come guida tecnica dei marchigiani viene scelto Paolo Montero, non uno a caso, ma un tecnico con esperienza e, soprattutto, con un passato glorioso da giocatore. Il rispetto appare reciproco, Montero lo assume come secondo e da lì l’esperienza cambia. A Pierantoni viene lasciata piena libertà: sceglie schemi, giocatori e modo di andare in campo. Si interfaccia con giocatori come Maxi Lopez e Ruben Botta («Il più forte che ho mai allenato» racconta ancora in giro).

La scelta. San Benedetto è la palestra migliore per il tecnico che, in quegli anni, matura la consapevolezza di voler scegliere l’allenatore come lavoro della sua vita. La spinta arriva anche dal fatto che Montero viene chiamato in Argentina, al San Lorenzo, e Pierantoni si trova ad un bivio: seguirlo come secondo, o iniziare la propria carriera da allenatore in prima. Complice anche la nascita di un figlio, il tecnico abruzzese rimane in Italia, fa un’altra breve esperienza al Mantova e poi si iscrive al corso Uefa in cui in breve tempo prende il patentino che lo abilita a fare l’allenatore. Quando si parla con Pierantoni, dalle sue parole traspare in maniera chiara la sua voglia di arrivare passando dalla gavetta, dal lavoro sporco ma pieno di soddisfazione.

Quando gli si chiede chi è l’allenatore a cui si ispira, risponde Sarri, o Castori. Gente venuta dal niente che è riuscita a fare della propria passione, il calcio, il lavoro di una vita. E lui, una volta preso il patentino, è proprio dalla gavetta che sceglie di ripartire. Prende la panchina del Casale Monferrato, in Piemonte, in una situazione in cui nessuno avrebbe messo le mani: società sull’orlo del fallimento e squadra già praticamente retrocessa. Ma la giovane carriera del tecnico è basata su questi aspetti: lanciarsi in un’esperienza e lavorare duramente per farsi conoscere e per ampliare la propria esperienza. Poi la chiamata dell’Abruzzo, la sua terra. Lo prende l’Angolana in Eccellenza, Pierantoni accetta anche perché la moglie è in dolce attesa del secondo figlio, l’unica grande passione del tecnico dopo il calcio: l’amore per la famiglia. La sua vita, infatti, è divisa tra il campo e a casa con i figli, nient’altro. Con la squadra di Città Sant’Angelo, entra in corsa nella stagione 2023/24 e chiude il campionato al quinto posto. L’anno dopo viene riconfermato e parte alla grande, fa un girone intero da capolista poi, inspiegabilmente, si rompe qualcosa e viene esonerato con la rosa seconda in classifica. Niente piagnistei né abbattimenti, l’occasione di dimostrare il proprio valore è solo rimandata. A ottobre del 2025 squilla il telefono, dall’altra parte c’è il ds Leone: lo vuole al Lanciano per riportarli in serie D. Pierantoni, naturalmente, non si tira indietro. Il resto della storia la conoscono tutti: un campionato dominato e vinto con una giornata di anticipo, 3.500 cuori che battono all’unisono in una domenica primaverile al Biondi e una città intera che torna a riemozionarsi grazie ad un pallone rotondo. E poi un condottiero con la C maiuscola, che in silenzio vede sbocciare i fiori del suo duro lavoro.