Prima la spinta e poi le scuse all’arbitro donna

11 Ottobre 2014

Il calciatore (squalificato per soli 4 mesi) pronto a incontrare la ragazza, il Pretoro condanna il gesto

CHIETI. Quattro mesi di squalifica per aver spinto l’arbitro donna Chiara Di Fabio di Chieti. Giovanni Librone, giocatore del Pretoro, dovrà rimanere fuori dai campi di calcio fino al 31 gennaio del 2015. «Ma non siamo una squadra violenta», ripete più volte al telefono Nicola Ruggero Tilli, presidente della società chietina, che ieri si è scusato pubblicamente inviando una lettera alla sezione Aia di Chieti e alla Figc Abruzzo.

I fatti. Domenica scorsa a Rapino, nei minuti finali del derby del girone F di Seconda categoria tra San Martino sulla Marrucina e Pretoro, Librone, come si legge nel referto del giudice sportivo Giovanni Lely, «dopo essere stato ammonito dal direttore di gara per proteste verso una decisione arbitrale, si scagliava contro la stessa colpendola con le mani all’altezza dello sterno e procurandole forte dolore». Non risulta, invece, che l’arbitro sia stata colpita da una pallonata, come riportato in un primo momento. Sta di fatto che la Di Fabio, dopo aver condotto la gara alla conclusione, si è recata al pronto soccorso dell’ospedale di Chieti dove le hanno riscontrato una contusione allo sterno e tre giorni di prognosi. Librone, contattato ieri mattina al telefono, non ha voluto commentare in prima persona l’accaduto, ma la società ha fatto sapere che il giocatore ha chiesto scusa e si è messo a disposizione per incontrare di persona l’arbitro e porgerle le sue scuse. L’ennesimo episodio di aggressione agli arbitri nei campi dilettantistici, per di più ai danni di una donna, continua a far discutere. Lo scorso anno ci fu un caso analogo, e molto più grave, a Monteodorisio dove l’arbitro ricevette uno schiaffo da un giocatore e si chiuse nello spogliatoio in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Pretoro chiede scusa. Il club condanna l’episodio, ma non ci sta a passare per una società e un paese violento. «Prendiamo le distanze dal comportamento del nostro tesserato, che si è già scusato», si legge nella lettera scritta dal presidente Tilli, «e stigmatizziamo fermamente quanto accaduto, scusandoci con gli enti istituzionali e il direttore di gara Chiara Di Fabio. Tuttavia, occorre precisare per mera onestà intellettuale e senza che ciò possa essere interpretato come una giustificazione, che quanto riportato dalle testate giornalistiche non corrisponde al vero. Il direttore di gara non è stato in alcun modo colpito dal pallone. Il nostro giocatore, dopo aver subìto un fallo di gioco di cui è prova la ferita sul labbro e la fuoriuscita di sangue dalla bocca, resosi conto che l’arbitro aveva interpretato diversamente l’azione, come gesto di stizza ha semplicemente calciato via il pallone, ma ben lontano dal direttore di gara che lo ha solo ammonito», versione confermata anche da alcuni dirigenti della squadra avversaria.

«La reazione successiva di Librone è stata quella di avvicinarsi all’arbitro chiedendo in modo veemente la motivazione dell’inversione di fallo e nello spingere lievemente sulla spalla lo stesso. L’arbitro, non solo è rimasto in piedi, ma non è indietreggiata neanche di un passo e ha concluso tranquillamente la gara. Appare, quindi, inverosimile credere che, a seguito di una violenta spinta o colpo ricevuto da un calciatore di 80 kg, una ragazza sia rimasta in piedi e non sia nemmeno indietreggiata». Si può discutere sul fatto che la sfuriata di Librone non sia andata oltre uno spintone, ma è fuori discussione che il gesto di mettere le mani addosso a un arbitro e a una donna sia ingiustificabile. «Ma si tratta di un gesto irriguardoso che, seppure sbagliato, non può essere considerato violento. E non comprendo come mai l’arbitro, accompagnata in perfette condizioni fisiche alla macchina da un nostro dirigente e non riportando alcun danno, si sia recata addirittura in ospedale. Condanniamo tutti il gesto deprecabile», conclude Tilli, «ma evitiamo che venga ingigantito a dismisura».

Librone ha sbagliato, pagherà con quattro mesi di stop e si è già pentito. Adesso vuole fare di più: è pronto a incontrare Chiara per chiederle scusa. Se magari si presentasse all’appuntamento con un mazzo di rose, la ragazza teatina dimenticherebbe in fretta quella spinta e quel derby di Rapino dove il calcio giocato è passato in secondo piano.

Giammarco Giardini

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