Protti, il ricordo di Tonino Martino: «Per me non è stato un amico ma un fratello»

L’intervista all’ex giocatore abruzzese, centrocampista di Serie A e B, nonché compagno di Igor nel Livorno
PESCARA. «Quando lo sentivo, anche nell’ultimo periodo, mi chiamava “fratello” e io facevo la stessa cosa perché questo è stato: non un amico, un fratello». A parlare è Tonino Martino, ex centrocampista di serie A e B, nato a Turrivalignani che con Igor Protti ha avuto la «fortuna» di condividere lo spogliatoio del Livorno dal 2000 al 2002. «Due anni incredibili» che, in un giorno tristissimo per il calcio italiano, Martino ha il piacere di raccontare.
Martino, cos’era Protti per il calcio?
«È stato un campione. Una persona vera, limpida e autentica ma, soprattutto, un fratello».
Eravate molto legati?
«Assolutamente sì. Ci siamo sentiti fino a pochi giorni fa. Quando lo sentivo mi chiamava “fratello” e io facevo ugualmente. Il nostro rapporto è sempre andato oltre l’amicizia perché era veramente una persona speciale, di quelle che si incontrano poche volte nella vita».
Lei ci ha giocato agli inizi del duemila a Livorno. Protti era quasi a fine carriera.
«Forse quello che mi ha legato veramente a lui è proprio questo. Averlo conosciuto quasi a fine carriera mi ha fatto capire realmente che tipo di persona fosse».
Come mai?
«Quando giochi a calcio spesso capita che chi ha giocato in serie A e ha segnato tanti gol, come ha fatto Igor, si monti la testa e ti guardi dall’alto al basso. Invece Igor stupiva per quanto fosse umile. Riusciva a mettere chiunque a proprio agio e questo aspetto ci ha legato nel corso degli anni. Era un campione che guardava tutti con il massimo rispetto».
La qualità in campo era sotto gli occhi di tutti. Com’era invece nello spogliatoio?
«Un leader silenzioso che parlava con gli sguardi. Nell’intimità era simpaticissimo, spiritoso e, soprattutto, affettuoso. Aveva sempre una parola buona per tutti».
L’ultimo ricordo che ha di lui?
«Le ultime telefonate che ci siamo fatti. Non ha mai smesso un secondo di combattere. Mi raccontava del suo amore profondo per la famiglia e per i figli, per la vita. E poi chiudeva con il suo “ciao fratè”».
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