Ritiri e tamponi il Pescara si interroga sulla ripartenza

Serie B, il ds Repetto: «Solo noi e altre 3-4 squadre abbiamo strutture idonee. Protocollo sanitario difficile da applicare»
PESCARA. Ritiri, tamponi e tante incognite. La serie B resta alla finestra per capire meglio come potrebbe ripartire il campionato. Il protocollo sanitario tracciato dalla Lega A lascia molti dubbi tra i club della serie cadetta e anche il Pescara si interroga. Tutti i calciatori, infatti, prima di tornare ad allenarsi dovranno sottoporsi a visite di idoneità per scongiurare danni al cuore. Poi, due tamponi in 72-96 ore e test sierologici ogni due giorni.
«Sinceramente è un protocollo sanitario complesso», dice il direttore sportivo biancazzurro Giorgio Repetto. «I calciatori e gli staff dovranno restare in ritiro, nei centri sportivi o in hotel vicini alla struttura che ospita gli allenamenti. In B solo 3-4 squadre avrebbero questa possibilità, tra cui il Pescara».
I biancazzurri, infatti, non avrebbero problemi visto che hanno un centro sportivo, il Poggio degli Ulivi, a completa disposizione, con 3 campi d’allenamento e quattro spogliatoi separati, oltre all’albergo che ospita tutti i ritiri, l’Ekk Hotel, che dista meno di 3 chilometri dal centro sportivo.
«Per il Pescara non ci sarebbero problemi», racconta Repetto, che quotidianamente è in contatto con il presidente Daniele Sebastiani. «Ci sono squadre, invece, che dovrebbero trovare delle strutture adeguate». E sulla questione tamponi e controlli. «Il protocollo dal punto di vista medico è giustissimo ed è stato fatto da personalità importanti, ma è di difficile applicazione. Considerando anche i costi calcolando che, oltre ai tamponi, bisognerà affrontare delle spese importanti per 60-90 giorni di ritiro, visto che squadra e staff dovranno essere blindati fino a quando non finirà il campionato».
Repetto spera che la B possa tornare in campo, ma con le dovute cautele. «Il campionato andrebbe finito anche per evitare di perdere posti di lavoro. Lasciamo perdere i calciatori. Io parlo di tutta quella forza lavoro (impiegati, magazzinieri, manutentori e fisioterapisti, ndr) che orbita attorno al calcio e che sicuramente non ha stipendi come quelli dei giocatori. Senza considerare l’indotto e tutte le aziende collegate all’industria calcio, che è pur sempre la terza del paese come numeri e fatturati. Una cosa da tenere in considerazione anche per quanto riguarda gettito fiscale ed entrate nelle casse erariali. Sono sempre dalla parte dei più deboli e adesso il mio pensiero va ai tanti lavoratori del mondo dello sport che guadagnano stipendi normali, che potrebbero ritrovarsi in grande difficoltà e con delle prospettive terrificanti. Se dopo il 4 maggio ripartiranno le altre aziende, allora potrà provare a farlo anche il calcio. A patto, però, che la situazione sanitaria migliori. Non bisogna dimenticarlo».
Repetto, poi, analizza il futuro del campionato. «A me sta bene giocare fino ad agosto. Non ci sono problemi, ma bisogna sempre farlo in massima sicurezza. Noi, per esempio, dovremo giocare tre gare in trasferta a Verona, Venezia e Cremona. Tre città, specie l’ultima, che hanno registrato tanti contagi e morti. Quindi anche per i viaggi e gli spostamenti sarà difficile capire in che modo dovranno essere fatti». La preparazione, poi, è un altro aspetto da tenere in considerazione. «In due settimane la squadra può tornare nelle condizioni adatte per giocare una partita».
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