Schema a una punta, le ali sono decisive

La perdita di Montolivo ha scombussolato i piani di Prandelli
È un’Italia con il cartello “lavori in corso” ancora ben visibile. Sì, perché il grave infortunio di sabato scorso a Riccardo Montolivo ha scombussolato i piani tattici del commissario tecnico Cesare Prandelli. Che aveva in mente di portare ai Mondiali un’Italia schierata con il 4-3-1-2 con Montolivo trequartista atipico capace di innescare gli attaccanti e di dare manforte al centrocampo. Contemporaneamente, si è visto esplodere tra le mani Marco Verratti. Ha cercato di fondere i due dati di fatto, decidendo di cambiare registro, “partorendo” un modulo che non aveva utilizzato in precedenza, il 4-1-4-1. E che, finora, ha prodotto il pareggio contro Lussemburgo, la Nazionale numero 112 del ranking Fifa. Non certo un bel bigliettino da visita alla vigilia del Mondiale 2014. Il cambio di rotta a livello tattico deve essere digerito dal gruppo. Si può, quindi, tranquillamente parlare di lavori in corso, ed è il motivo per cui l’alone di ottimismo attorno agli azzurri non è stato intaccato più di tanto dall’1-1 con Lussemburgo. D’altronde, i cambiamenti in corsa non sono una novità in assoluto, già alla vigilia di Euro 2012 Prandelli modificò la squadra tatticamente.
Così con il 4-3-1-2. È il modulo che ha portato l’Italia ai Mondiali, il marchio di fabbrica di Prandelli. Il rombo a centrocampo con Andrea Pirlo vertice basso e Montolivo vertice alto. E due mezzali. In attacco due punte di ruolo. E così facendo l’Italia è arrivata fino a Brasile 2014. Dove, però, non ci sarà Montolivo, il giocatore che a ridosso delle punte sapeva anche aiutare la linea mediana. Potrebbe giocare Verratti al suo posto, visto che il pescarese nasce trequartista. Ma sono tre anni che svolge altre mansioni, ormai è un centrocampista puro. E quindi Prandelli ha pensato a un’alternativa.
Così con una punta. Era stato annunciato un 4-3-2-1 per mercoledì sera, il famoso albero di Natale di ancelottiana memoria. In realtà, l’Italia, a Perugia, si è trovata in campo con il 4-1-4-1. Ovvero con De Rossi tra le linee a protezione della difesa e un centrocampo con Pirlo centro-sinistra, Verratti centro-destra e Candreva (a destra) e Marchisio (a sinistra) esterni. Con Balotelli unica punta. Qualche buona intenzione, ma non è che l’Italia abbia fatto faville. Anzi, ha infilato la settima gara di fila senza vincere (non accade dal settembre scorso). Nemmeno contro il Lussemburgo.
Che cosa non ha funzionato? Innanzitutto i ritmi di gioco, colpa della condizione atletica ancora da perfezionare. E poi giocando così, gli esterni – Candreva e Marchisio o chi per loro – sono fondamentali: devono attaccare lo spazio o puntare in dribbling l’avversario. Altrimenti la manovra si appiattisce e diventa sterile.
Con il 4-1-4-1 ci sono più piedi buoni in mezzo al campo, ma Pirlo non è al centro del gioco, come avviene con la Juve. Gli tocca dividere i compiti di impostazione con Verratti. Il rovescio della medaglia è che non si è Pirlo-dipendenti, il che non è da sottovalutare. E poi gli esterni difensivi. De Sciglio a sinistra va che è una meraviglia, ma quasi mai a Perugia ha rimesso in mezzo palloni pericolosi. E una volta sul fondo, spesso, deve rientrare sul destro.
Infine il reparto difensivo. Se il Lussemburgo ti tira in porta, addirittura ti fa gol vuol dire che c’è qualcosa che non va. Manca Barzagli, certo. Ma manca, soprattutto, la condizione atletica. Sarà fondamentale in Brasile, probabilmente più dell’aspetto tecnico. La sensazione è che Prandelli voglia insistere con il modulo a una punta. E lo si capisce anche dalla scelta dei 23 quando ha tenuto fuori un centravanti, Destro, per privilegiare un’ala, Insigne. Partire con una punta, Balotelli, per poi sfruttare in corsa la carta Cassano. Questo si legge nelle parole e nelle scelte di Prandelli.
@roccocoletti1
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