Sherrod: «Gran gruppo e Roseto è fantastica»

L’americano protagonista in campo e fuori con il disco inciso per beneficenza Dagli stenti iniziati fino alla cavalcata play off. E la società vorrebbe trattenerlo
ROSETO. L’uomo che non ti aspettavi quest’anno è stato Brandon Sherrod, pivot sotto i due metri capace di dare quell’atletismo che ha contribuito a far primeggiare gli Sharks.
Sherrod, la sua prima stagione da giocatore professionista è finita tra i festeggiamenti: «E’ stata una grande annata per la squadra, ma anche per me. E’ stato entusiasmante dimostrare a tutti che non eravamo buoni solo per la salvezza, visto che abbiamo giocato due turni di play off, perdendo solo contro la Virtus Bologna, che se la giocherà fino alla fine».
Tra voi giocatori si è creata una chimica esplosiva. «Io ero al mio primo anno, come Smith. E avevamo bisogno di un certo aiuto: è quello che ha fatto il coach, guidandoci tatticamente alla scoperta del campionato, così come i compagni di squadra, che ci hanno dato sempre supporto».
Ma c’è stato un momento difficile in mezzo a tanta gioia? «Forse dopo la prima partita, ero appena arrivato e il coach mi fece giocare solo tre minuti… La sera mi chiedevo cosa diavolo fossi venuto a fare qui in Italia. Meno male che sono un tipo testardo, mi sono impegnato a credere nel lavoro che facevamo tutti insieme in allenamento con coach Di Paolantonio e i risultati, come i sorrisi, sono magicamente tornati».
Lontano dal parquet come l’ha accolta Roseto e l’Italia più in generale? «Il vostro modo di vivere è più lento di quello nostro negli Stati Uniti; questo ha avuto effetti positivi su di me, dandomi la possibilità di imparare a prendermi più tempo per me stesso, e poter apprezzare di più le persone. A Roseto poi sono tutti tifosi degli Sharks, ragazzi fantastici e gentili con me. Speriamo che nel mio futuro ci sia ancora una città con queste caratteristiche, magari solo un po’ più grande».
Adesso gli ultimi impegni per la promozione del disco “Italian Journey”: sabato alle 23 sul Lungomare Centrale, domenica alle 18 alla Torre di Cerrano di Pineto, e poi giovedì 8 alle 21 al Lido Celommi. «Un’esperienza unica, di gran successo, tanto che abbiamo raccolto in poco tempo quasi tutta la cifra che ci eravamo prefissati da dare in beneficenza. Abbiamo già fatto la donazione ai ragazzi di Montorio, tra un mese riporterò a Bridgeport l’altra parte da dedicare alle scuole della mia città».
Lei è un personaggio dalle mille sfaccettature, in futuro in che veste la potremo rivedere a Roseto: come giocatore di basket, come uomo politico, o magari come semplice turista? «Magari come cantante, chissà cosa mi riserverà la vita!». Questo non si sa, ma gli Sharks un abbocco per capire se il pivot voglia rimanere ancora un anno, sembra sia stato già fatto.
Marco Rapone
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