Calcio serie D

Sparacello: «Il mio sogno? Giocare con L’Aquila in C»

1 Ottobre 2025

L’attaccante rossoblù: «Ho già militato in Lega Pro, però vorrei tornarci con più maturità». Domenica contro il Pomezia sarà assente Pochesci, squalificato per tre turni

PESCARA. L’Aquila è tornata ad allenarsi ieri agli ordini del tecnico Pochesci (squalificato per tre giornate dopo l’espulsione a Chieti) per preparare la prossima sfida interna al Gran Sasso d’Italia dove domenica (ore 15) arriverà l’Unipomezia. I rossoblù, dopo il pareggio amaro rimediato all’Angelini contro il Chieti, vogliono subito riprendere il ritmo di marcia nei confronti dell’Ostiamare, prima a punteggio pieno dopo cinque giornate. E uno dei perni sui quali si poggiano le speranze di promozione in Lega Pro è senza alcun dubbio Claudio Sparacello (nella foto a destra), già protagonista indiscusso in questo primo scorcio di stagione.

Sparacello, come avete metabolizzato il pareggio contro il Chieti? Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

«Ho rivisto la partita in video e confermo che il Chieti resta una squadra molto forte, però noi dal primo minuto abbiamo avuto il pallino del gioco. Abbiamo un’identità molto offensiva, quindi è normale aver concesso qualcosa di troppo nelle ripartenze. Per me è un bicchiere mezzo pieno data la nostra reazione in un campo ostico. Poi, se guardiamo agli episodi, avremmo potuto vincere con le due occasioni da gol capitate a me e a Brunetti, così come per la traversa di Ceccarelli per il Chieti. Non ci fasciamo subito la testa, la stagione è ancora lunga».

Forse il ruolino di marcia inarrestabile dell’Ostiamare mette un po’ in ombra il vostro cammino, nonostante L’Aquila non abbia ancora mai perso?

«Se c’è una cosa che ho appreso nella mia carriera e che ci ripetiamo ogni giorno nello spogliatoio, è che sarebbe inutile guardare adesso alla classifica. Vogliamo pensare un passo alla volta, concentrandoci sul nostro miglioramento. Verso dicembre potremo tirare le prime somme e vedere a che punto stiamo. Oggi il nostro obiettivo è battere il Pomezia, il resto è ancora lontano, anche perché, come dice lei, fin qui L’Aquila ha fatto sempre punti e non è una cosa da sminuire».

Nell’ultima gara casalinga contro la Maceratese, dagli spalti alcuni tifosi hanno definito lei e Di Renzo come i nuovi gemelli del gol Vialli e Mancini, per l’affiatamento e la complicità in area di rigore. Paragone azzardato o piacevole?

«Io e Luca (Di Renzo, ndr) siamo amici oltre che colleghi, avendo condiviso l’esperienza al Roma City due anni fa. Questo paragone sicuramente mi fa piacere (sorride, ndr), anche perché ci cerchiamo spesso e proprio la complicità fuori dal campo ci aiuta molto in partita».

Lei ha già vinto la serie D con la Gelbison nel 2022 ed è venuto all’Aquila per ripetersi. Qual è il segreto per conquistare la promozione in un torneo così serrato?

«La differenza la fa sempre il gruppo. Prima o poi arriverà un momento di flessione nelle prestazione e nei risultati, è fisiologico e negarlo non avrebbe senso. Ricordo che con la Gelbison perdemmo le prime due partite del girone di ritorno, ma con il lavoro quotidiano e i legami tra compagni siamo riusciti ad invertire la rotta arrivando a festeggiare a fine anno».

Tanti anni in serie C per lei tra Padova, Reggina, Teramo e Siena. Si vede l’anno prossimo a guidare l’attacco dell’Aquila in Lega Pro contro corazzate storiche del panorama italiano?

«È un pensiero che mi accompagna ogni giorno. Ho vissuto già diverse esperienze in C come dice lei, ma forse, vuoi per età vuoi per altri motivi, non sono riuscito a lasciare un segno come avrei voluto. Adesso ho trent’anni e con essi una maturità maggiore. Voglio tornare in quel campionato con una determinazione diversa e farlo proprio con L’Aquila, una piazza che ha grandi ambizioni e ha già dimostrato in queste prime giornate un attaccamento speciale».

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