Spintoni e insulti dai tifosi Zanon dice addio all’Aquila

Il difensore aggredito dopo il ko con il Chieti: «Brutto gesto, sono amareggiato ma vado via anche perché ho problemi fisici». Domani il derby con l’Avezzano
L’AQUILA. Insulti e spintoni dai tifosi della squadra della sua città, la stessa che ha deciso di sposare nel 2018 quando lasciò il Perugia in serie B per giocare in Prima categoria con i rossoblù. Un fatto inaccettabile per Damiano Zanon. Il 38enne difensore dell’Aquila è stato contestato duramente da alcuni tifosi dopo il derby perso mercoledì con il Chieti - una sconfitta pesante che ha spazzato via le speranze promozione - e ieri ha deciso, di comune accordo con la società, di lasciare la squadra. La sua avventura in rossoblù finisce con 4 giornate d’anticipo. «Dopo la gara con il Chieti, ho ricevuto offese pesanti e spintoni», racconta Zanon, «essere trattato così, dopo 20 anni di professionismo, mi sembra davvero troppo. Non mi sta bene prendere insulti a casa mia. Voglio stare tranquillo e, dopo la pesante contestazione subita, non lo sono più».
I problemi fisici. I fatti del dopo derby hanno pesato tanto sull’addio di Zanon, ma c’è anche dell’altro. «Convivo da quattro settimane con due ernie. Con l’Avezzano ho avuto un problema serio alla schiena e nelle successive partite ho giocato con un antinfiammatorio. Ora che il campionato è compromesso e non ci sono più obiettivi, non aveva senso continuare a sforzare. Di questo ne avevo già parlato con la società. Vado via e rinuncio allo stipendio perché non sono i soldi che mi interessano», aggiunge l’ex terzino del Pescara. «Ero venuto qui a costo zero per stare a casa e dare una mano alla mia città».
La scelta di cuore. Zanon era arrivato all’Aquila nel 2018 in Prima categoria «per una scelta di cuore» e aveva contribuito alla risalita della squadra fino all’Eccellenza. Ad inizio stagione, però, era andato via per alcune incomprensioni con vecchi dirigenti e aveva firmato con l’Anconitana. Poi, a marzo, il ritorno all’Aquila. «È stato Cappellacci a richiamarmi e ho accettato perché volevo aiutare la squadra», spiega Zanon. «Quando il mister si è dimesso, avevo deciso di non continuare, poi i compagni mi hanno convinto a restare. Dispiace per com’è finita, non è andata come speravamo». Gli errori. L’Aquila è stata costruita male e rifinita peggio nel mercato precedente all’inizio del nuovo mini torneo. La squadra paga l’assenza di un centrocampista di qualità (lo stesso Zanon, che è un terzino o difensore centrale, è stato adattato in quel ruolo), non ha fuoriquota all’altezza (soprattutto i terzini) e non aveva giocatori adatti alle idee di Cappellacci che, per questo, si è dimesso lasciando spazio a Dario Bolzan. Il tecnico argentino ha poche colpe, ha vinto 3 partite di fila, ma ha steccato in quella più importante (col Chieti) dove non ha convinto per alcune scelte (fuori Di Paolo).
Domani il derby. Ora c’è da finire dignitosamente la stagione. Domani al dei Marsi c’è il derby con l’Avezzano che vale il secondo posto (i marsicani sono a -2 dai rossoblù). Si giocherà con il pubblico. La capienza è di 750 spettatori per le norme anti Covid. Sono 500 i biglietti acquistati dai tifosi biancoverdi. Sarà aperto anche il settore ospiti. È un derby che vale poco per la classifica, ma una vittoria potrebbe servire all’Aquila per alleviare le ferite del ko con il Chieti che ha lasciato strascichi pesanti. Non solo sul campo.
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