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Tarquini corre con Antonelli: «L’Italia ha un predestinato»

18 Marzo 2026

L’ex pilota abruzzese: “Al movimento della Formula Uno serve un protagonista, ora l’abbiamo in Kimi”

PESCARA. I sogni di un bambino che diventano realtà, il sacrificio di un adolescente che si trasforma in soddisfazione, la voglia di un adulto di non smettere mai di correre. In questi tre passaggi si racchiudono la vita e, soprattutto, la carriera di Gabriele Tarquini, pilota di Giulianova. Dai primi giri sulla Pista Gialla al grande salto in Formula 1, fino alla Coppa del Mondo Turismo vinta nel 2018. L’amicizia con Schumacher, l’adrenalina che scorre nelle vene, le vittorie e gli occhi sorridenti sotto il casco. Poi, a 59 anni, lo stop alla carriera, dovuto a una decisione «presa in cinque minuti». Quando Tarquini racconta la sua carriera, nella sua voce si avverte un filo di tristezza, come quando si parla di un amico partito per un viaggio lontano, che sai di non rivedere per molto tempo.
Tarquini, le va di ripercorrere un po’ la storia della sua carriera?
«Ho iniziato a correre a Giulianova, la mia città. Mio padre aveva un distributore di carburante di fronte alla Pista gialla di go-kart, e a 5 o 6 anni sono salito sul primo mezzo. Da lì è esplosa la mia passione».
Poi, la prima gara?
«Sulla Pista d’oro a Roma insieme a mio fratello. All’epoca bisognava avere 14 anni per gareggiare, io ne avevo 11. Abbiamo dovuto fare qualche sotterfugio per la licenza, ma da lì è cominciata la mia carriera».
È vero che, dopo una gara con i kart, Enzo Ferrari ha chiesto di conoscerla?
«Sì. Lui mi chiamò per fare un test a Maranello. Arrivai lì che non riuscivo a stare in piedi per l’emozione di incontrare la storia dell’automobilismo. Fu un momento speciale e uno spartiacque nella mia vita. Ero molto teso, ma lui mi mise subito a mio agio. Ricordo che parlammo, oltre della Formula 1, dell’Abruzzo, di Pescara e di Giulianova».
Ed è vera anche l’amicizia con Schumacher?
«Certo. La nostra amicizia è nata sui circuiti, ma è sbocciata soprattutto fuori. Abbiamo sempre avuto in comune tante passioni, tra cui il calcio. Insieme abbiamo fondato la Nazionale Piloti di calcio. Lui ha un cuore enorme, partecipava sempre alle raccolte fondi che facevamo e per questo l’ho sempre stimato. È un campione non solo nello sport, ma nella vita».
Se pensa alla Formula 1 cosa le viene in mente?
«Emozioni bellissime. Sono partito dall’Abruzzo e sono arrivato a gareggiare con i miei idoli. Ho fatto 5 stagioni in Formula 1 e ho realizzato i miei sogni sportivi».
Nel sogno realizzato, le è rimasto qualche rimpianto?
«Dal punto di vista dei risultati non sono riuscito a incidere, ma non correvo con macchine programmate per vincere».
Dopo la Formula 1, il Turismo. Lì sono arrivate vittorie importanti.
«Sì, avevo già iniziato quando correvo in Formula 1. Poi, con l’addio del 1993, mi sono dedicato esclusivamente al Turismo e ho raggiunto traguardi importanti. Il più bello sicuramente è il campionato del mondo vinto nel 2009. Mi era sempre sfuggito per pochi punti».
Qual è il segreto per una carriera così longeva?
«La passione viscerale e la voglia di mettermi in gioco mi hanno fatto continuare fino a 59 anni. Ho scelto di smettere in 5 minuti, altrimenti sarei andato avanti fino ad 80 anni».
Abbiamo parlato del passato, ora parliamo del presente. Ha visto il trionfo di Antonelli?
«Certo che l’ho visto. Bellissimo».
Che ne pensa?
«Sono veramente contento, è un pilota di riferimento da moltissimi anni. In questo sport, per l’Italia, serve un protagonista. Sappiamo come funziona, soprattutto qui, quando hai un punto di riferimento in qualsiasi sport, il movimento ne giova tantissimo. L’abbiamo visto dai tempi di Tomba, con la pallavolo, e adesso lo vediamo con il tennis».
Antonelli diventerà un simbolo?
«Sì, è un predestinato. L’anno scorso è stato di gavetta e la macchina non era assolutamente competitiva come adesso. Con il cambio dei regolamenti si è trovato seduto su un missile, quindi non sarà un singolo episodio questo, ma ce ne saranno tanti altri. Può solo che migliorare nel posto migliore che c’è in Formula 1, la Mercedes. Quindi io mi auguro che questa sia una delle tante pole position, delle tante vittorie che potrà fare e che, sicuramente, farà».
E la Ferrari?
«Sta migliorando tantissimo e ho notato anche uno sviluppo incredibile nelle due gare. Con l’azzeramento dei regolamenti e la macchina completamente nuova, hanno, tra virgolette, azzeccato il progetto da un punto di vista tecnico. La Ferrari protagonista manca da tanto tempo e sarebbe bello ripagare tutti i fan che la sostengono da sempre».
Hamilton è considerato un pilota abbastanza in là con l’età. Si rivede un po’ in lui?
«Lui è un fenomeno e per la Ferrari è perfetto. Porta quel bagaglio d’esperienza necessario per gareggiare e può dare una grande mano a Leclerc che è più giovane. Nelle prossime corse ci sarà da divertirsi, sono convinto».