Temelin: «Vi racconto l’amico Davide»

5 Marzo 2018

Il vice tecnico del Francavilla nel 2007 a Cremona con il difensore morto nel sonno

Un incontro nato ai tempi della Cremonese e un’amicizia cementata dalle difficoltà societarie, quando la squadra non aveva neppure i pantaloncini per scendere in campo. Uno era un giovane difensore, l’altro un navigato attaccante di categoria. Davide Astori e Gianluca Temelin hanno incrociato i loro destini nella stagione agonistica 2007-2008, nell’allora serie C1. Il pescarese Temelin, attuale allenatore in seconda del Francavilla, squadra di serie D, conserva un ottimo ricordo di quell’incontro.
«Davide stava facendo le sue prime esperienze tra i professionisti», ricorda Temelin, «e quello della Cremonese fu un anno davvero particolare e bello. La Cremonese era reduce da un cambio societario e all’inizio della stagione ci furono tante difficoltà. Non è una banalità se dico che non avevamo neppure i pantaloncini per giocare. Ma proprio le difficoltà servirono a compattare quel gruppo. E Davide ne faceva parte a pieno titolo. Un’annata che ricordo con particolare piacere, anche non si concluse positivamente per noi visto che perdemmo la finale per andare in serie B. Ma per lui andò bene, visto che in quel 2008 finì in serie A col Cagliari. Se lo meritava. Negli anni ci siamo sentiti qualche volta, eravamo in contatto soprattutto sui social».
Il pensiero di Temelin va alla famiglia del difensore della Fiorentina tragicamente scomparso. «La notizia della morte ha sconvolto tutti, non solo chi conosceva personalmente Davide», riprende il vice allenatore del Francavilla, «in questo momento un mio pensiero va ai suoi familiari. A loro rivolgo le mie condoglianze. Ho saputo della tragedia mentre eravamo in ritiro con la squadra (ieri il Francavilla ha incontrato il San Marino, ndr). Un nostro giocatore ha letto la notizia su un sito e ha avvisato gli altri. Sono rimasto di stucco, non c’è altro da commentare. Davide era un ragazzo straordinario, da lui non ho mai sentito una parola fuori posto. Non lo ricordo mai triste, era sempre positivo e sorridente. Spesso i giovani cercano mille scuse quando non giocano: è colpa di questo o di quello... Lui, anche quando finiva in panchina, non si è mai lamentato. Aveva le qualità per emergere e l’ha dimostrato. Il calcio perde un uomo vero».
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