Teramo sciupone si fa infilare tre volte

Magia di Ilari illude i biancorossi, poi Venezia sale in cattedra
VENEZIA. Dopo quattro partite senza sconfitta il Teramo torna a (ri)assaporare l’amaro sapore del kappaò.
Vince il Venezia per 3 a 1: più concreto, più deciso ma soprattutto più forte. Lo dice il campo e pure la grinta con la quale la squadra di Inzaghi si rimette in piedi dopo un inizio convinto, che però si trasforma in un incubo con la magia di Ilari. Ma la differenza d’organico comincia a vedersi ancora meglio quando i padroni di casa sono costretti a mettere il piede sull’acceleratore. Un po’ di sfortuna, qualche buon intervento di Rossi e imprecisione in situazioni chiave hanno fatto resistere il Teramo fino al 45’ sul risultato di 1 a 1. Quando però il Venezia è salito in cattedra, c’è stato davvero poco da fare. Nofri per l’occasione cambia l’abito al Teramo, schierando i suoi con un 3-5-2, che si trasforma da subito in un 5-3-2. Sales e Di Paolantonio vanno a rafforzare la linea difensiva, che risente delle discese del Venezia. Gli esterni di Inzaghi, Marsura e Fabris, restano spesso imbottigliati nel traffico di maglie posizionate davanti a Rossi, che costringono il Venezia a far avanzare di parecchio anche i terzini. Ed è proprio da una discesa di Garofalo che nasce il primo brivido: il cross è deviato in mal modo da Speranza, che rischia l’autogol (5’). Poi però il Teramo trova coraggio, esce da una situazione che cominciava a farsi preoccupante grazie alla solidità difensiva e a una super prestazione proprio di Speranza.
Il capitano gioca un primo tempo perfetto, pulito, senza sbavature e con l’attenzione che serve per uscire indenni da un campo complicato. E così, lasciando al Venezia solo le briciole e la possibilità di impensierire Rossi con una Sassata dai 30 metri del solito Garofalo, il Teramo non appena alza il pressing nella metà campo del Venezia riesce a passare in vantaggio.
Con una magia di Ilari (23’) – che s’inventa il gol della settimana – il Teramo prova a ribaltare i pronostici. Sembra riuscirci, anche perché l’entusiasmo cresce, così come le occasioni. Ma la solita legge non scritta del “gol sbagliato, gol subìto”, torna prepotentemente in voga. La precisione del cross di Sales trova Bulevardi tutto solo nel cuore dell’area piccola: il centrocampista manca clamorosamente l’appuntamento con il gol.
Due giri di lancette più tardi Geijo fa quel che avrebbe dovuto fare Bulevardi: manda in rete da due passi il cross di Baldanzeddu, rimettendo tutto in parità (30’). Il Teramo accusa il colpo, torna a rintanarsi dalle parti di Rossi, che non è comunque chiamato al miracolo, anche perché Pederzoli colpisce il legno con una punizione quasi perfetta (44’). Inzaghi però deve avere strigliato a modo i suoi negli spogliatoi: il Venezia torna in campo con ancora più convinzioni, con una maggiore determinazione e un solo obiettivo: i tre punti.
Una mezza dormita di D’Orazio spalanca le porte ai padroni di casa, che completano la rimonta con il gol di Fabris. I cambi di Nofri riportano però improvvisamente il Teramo in vita: Scipioni e Petrella danno vivacità agli abruzzesi. Sono loro a creare le occasioni più pericolose, con lo squillo del solito Sansovini, che trova però Facchin pronto. Il Venezia abbassa i ritmi, cambia qualcosa e chiude definitivamente i conti con Geijo, che risponde alle critiche di chi lo aveva accusato di una scarsa lucidità in zona gol (80’), condannando il Teramo alla sconfitta.
Pesantuccia, ma gli obiettivi dichiarati delle due squadre sono talmente diversi da potersi concedere un simile passo falso, dopo quattro buone prestazioni e comunque la certezza di una squadra viva, che in campo c’è. E c on un po’ di fortuna, se qualche si fosse trasforta in rete, per il Venezia sarebbero stati dolori.
Mirko Schiavon

