Terapia Schumacher: in pista su una Mercedes

Nuovo tentativo per stimolare il cervello. A dieci anni dall’incidente è mistero sull’ex pilota di F1
ROMA. Oggi ricorre il decimo anniversario di quel 29 dicembre 2013, quando Michael Schumacher, sulle nevi di Meribel (Francia) cadde mentre sciava fuori pista. Dieci anni che Schumacher non è più Schumacher. Sfortuna volle che in quel frangente l’ex pilota tedesco sbattesse la testa contro una roccia riportando un grave trauma cranico nonostante portasse il casco: da lì la sua vita è cambiata per sempre. Seguirono il coma, i due interventi alla testa, il ricovero in una clinica svizzera e poi il ritorno a casa, a Gland (Svizzera) in un limbo senza più spazio e tempo che dura da allora. Da quel momento le notizie ufficiali sull'ex ferrarista sono cessate e tutto quello che si sa è affidato alle testimonianze – sempre discrete – di quei pochissimi, come Jean Todt e Luca Badoer, che possono fargli visita. Cosa sia rimasto di Schumacher lo ha sintetizzato due anni fa in maniera straziante la moglie Corinna, che non lo ha mai abbandonato un attimo: «Mi manca ogni giorno. Ma non sono l'unica a cui manca. I bambini, la famiglia, suo padre, tutti intorno a lui. Michael manca a tutti. Ma Michael c'è. È diverso, ma c'è». Questo Schumi "diverso" – evidentemente non solo fisicamente, ma anche lontano con la mente – ha ricevuto le migliori cure possibili per cercare di riavere indietro il vecchio Michael o qualcuno che gli assomigliasse. La Bild ha rivelato che, come parte della riabilitazione, Schumacher è stato portato in pista su un'auto Mercedes AMG a fare dei giri. Lo scopo era quello di stimolare il cervello con suoni familiari, visto che il sette volte campione del mondo ha trascorso oltre due decenni a correre sia in Formula 1 che in altre categorie prima del suo debutto nella classe regina al Gran Premio del Belgio del 1991 con la Jordan. «La vita a volte è ingiusta. Michael è stato spesso fortunato nella sua vita, ma poi è successo questo tragico incidente. Grazie a Dio, grazie alle moderne opzioni mediche, si è potuto fare molto, ma niente è più come prima», ha detto Ralf Schumacher del fratello Michael. «Mi manca il mio Michael di allora». Dal momento dell’incidente, la famiglia del sette volte campione del mondo ha mantenuto, e continua a farlo, il massimo riserbo sulle sue condizioni di salute. Il giornalista tedesco Jens Gideon ha condotto un’inchiesta che ha rivelato due possibili gravi errori commessi quel 29 dicembre 2013. L’ex ferrarista era in vacanza con la famiglia quando, sciando, finì fuoripista. Gideon si è confrontato anche con uno dei maestri di sci che lavorava a Meribel e ha rivelato che quel giorno non c’era sufficiente neve, il che rendeva pericolosa la pista, con le rocce più esposte. Inoltre, anziché essere subito portato in una struttura specializzata a Grenoble, Schumi - che inizialmente era cosciente - fu portato in un ospedale di Moutiers. Lì iniziò a perdere conoscenza, faticando a respirare, poi il trasporto in un’altra struttura con un ritardo nella diagnosi che ha probabilmente peggiorato la situazione.

