Torna Vastese-San Salvo Tifo e passione all’Aragona

20 Novembre 2015

Il patron biancorosso Bolami: c’è entusiasmo, la serie D è alla nostra portata Il segretario Nardinocchi: ma per noi la rivalità storica è quella con il Chieti

VASTO. Gianni De Biasi è lì, col suo mezzo sorriso beffardo, quello di chi la sa lunga, visto che 22 anni dopo quel flash scattato all’Aragona, ha portato l’Albania, per la prima volta nella storia del Paese delle aquile, agli Europei di calcio di Francia 2016. A destra di chi entra nella stanza del segretario Franco Nardinocchi, quella foto sembra quasi una benedizione. Chi la guarda va con la mente alla meta internazionale raggiunta dall’ex mister e tasta quell’istantanea come fosse una reliquia. Era il campionato 1992-93 di C2 della Pro Vasto, il primo da professionista per il tecnico originario di Sarmede, nel Trevigiano, che si concluse con i biancorossi al quinto posto: niente male. Da allora De Biase ha guidato 8 club in Italia e ora la Nazionale straniera mentre l’ormai ex società della Pro Vasto ha visto alternare annate infernali e di resurrezione che hanno trascinato anche i colori sociali, rimasti sì rosso magenta ma tramutati in verticale con una rotazione a 90°.

Cambiano i tempi, si sostituiscono i tecnici, si trasforma il quadro societario, ma lo spirito combattivo dei biancorossi e di una piazza importante è sempre lo stesso. Come negli anni di De Biasi. E anche a due giorni dal derby di Eccellenza con la confinante San Salvo. «Un derby? Ma no», dice il segretario della Vastese, Nardinocchi, 69 anni, una vita nel calcio con incarichi a Pescina, Valle del Giovenco, Matera, Pergocrema e giovanili del Parma, «i derby sono ben altra cosa. Come con il Chieti, per esempio: quella sì che è sempre stata una sfida storica. Ricordo nel 1972 quanto eravamo entrambe nel girone C di C2: vincemmo 2-0 con la gara inserita nella schedina del Totocalcio. Quel risultato poteva essere più rotondo per noi ma Michele De Foglio anziché calciare in porta e chiudere la gara sul definitivo 3-0 tornò indietro per consegnare la palla al nostro portiere. Altri tempi. Ricordo ancora», continua il segretario-tuttofare, «le rivalità col Lanciano, quando una nostra bara da morto faceva da spola con la città frentana: la lasciavamo nella loro piazza quanto la Pro Vasto s’imponeva ai rossoneri. Col San Salvo, invece, niente di tutto ciò anche perché sono state poche le occasioni in cui si siamo sfidati. E poi, quando eravamo nello stesso campionato, loro erano quasi sempre sotto di noi».

Per domenica, intanto, i preparativi sono pronti: è la giornata biancorossa e quindi gli abbonamenti non sono validi; ci sarà il Family day con le merendine gratis ai bambini («lo facciamo per avvicinare i piccoli a questo sport», sottolinea Nardinocchi), mentre le donne entrano gratis. I presidenti dei due sodalizi, Franco Bolami e Evanio Di Vaira, faranno un giro del campo tenendo insieme il tricolore francese mentre in sottofondo l’impianto audio dello stadio manderà le note della Marsigliese, in ricordo dei tragici fatti di Parigi. E poi ci sono due ex: Giovanni Luongo, oggi con la Vastese, e Carlo Triglioni, ora biancazzurro.

«Direi che questo è un derby ma soltanto di vicinanza tra località confinanti», sostiene il patron Bolami, 45 anni, titolare di imprese nel catering alimentare, ex attaccante del San Salvo, uno che i gol più che farli li faceva fare, «ma vogliamo che sia una bella giornata di sport con le famiglie sugli spalti. Siamo partiti a luglio in ritardo e mettendo su una squadra in appena venti giorni ma il team va bene e a breve arriverà qualche rinforzo. C’è molto entusiasmo per fare bene. Per me la Vastese una buona serie D può sostenerla senza alcun timore. Comunque anche il San Salvo è una bella realtà e sono certo che con i biancazzurri sarà una giornata di festa con 2mila spettatori attesi. Sia chiaro: non ci importano gli screzi tra le tifoserie, ma il rispetto per il prossimo. Poi, da patron, credo nella vittoria dei miei: sento che questo è un anno fertile, c’è entusiasmo, i tifosi ci sostengono, il mister Gianluca Colavitto è un’ottima guida. Mettici che non possiamo fare brutte figure. Sono un trascinatore e i miei ragazzi questo concetto lo conoscono: glielo ripeto come un mantra».

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