Tra illusioni e cadute, nella Marsica la svolta
Un passato da calciatore, un centravanti che ha oscillato tra la serie C e la D. Poi, l’infatuazione per la panchina. Vincenzo Vivarini ha iniziato dal basso, dalla Juniores dell’Ortona. Per poi...
Un passato da calciatore, un centravanti che ha oscillato tra la serie C e la D. Poi, l’infatuazione per la panchina. Vincenzo Vivarini ha iniziato dal basso, dalla Juniores dell’Ortona. Per poi prendere la prima squadra in serie D e dare il via a una scalata ricca di alti e bassi. All’inizio di lui si diceva: “Bravo, ma non ha polso con la squadra”. E così sui campi di Eccellenza. Per poi ripartire dalle giovanili del Giulianova. Sembrava marchiato Vivarini. A Pescara la grande occasione: la squadra va male e il club gli affida la prima squadra, ma non ha il patentino e gli viene affiancato Gigi De Rosa come prestanome. Ma è lui che allena, è lui che sfiora una salvezza che avrebbe avuto del miracoloso. Niente da fare: biancazzurri in C e Vivarini a spasso. Mesi e mesi ad attendere una chiamata: i club professionistici non lo cercavano perché sprovvisto di patentino e quelli dei dilettanti perché fuori portata sul piano economico. E’ fine 2007 quando arriva quella del Luco Canistro in serie D. Mirava a ben altro. Ma decise di ricominciare dalla Valle Roveto dove centra l’impresa mantenendo la squadra in D. E’ la sua ripartenza, la svolta della carriera. Ora non è solo bravo a far giocare le squadre, sembra aver acquisito anche il carattere per gestire lo spogliatoio. E poco importa che, sempre in D, fallisca la promozione con la Rc Angolana, perché poi, nella stagione successiva (2009-2010), la centra a Chieti e così approda tra i professionisti. Resta un altro anno in neroverde e poi va ad Aprilia dove, però, viene esonerato dopo pochi mesi. Di lui si ricorda Marcello Di Giuseppe che lo vuole a Teramo per iniziare un nuovo ciclo dopo Cappellacci. Tre anni in biancorosso con il capolavoro della promozione in B conquistata sul campo e revocata dalla giustizia sportiva. L’uomo di Ari trapiantato a Francavilla - beato tra le donne visto che al suo fianco oltre alla moglie ci sono due figlie – arriva in serie B attraverso la chiamata del Latina, ma il club fallisce e retrocede. Poi, la chiamata di Empoli, ma con la squadra in zona play off viene esonerato tra lo sconcerto generale. Infine, Ascoli: un tempo, quelli di Teramo, grande nemico e oggi la nuova sfida dell’uomo che ama trascorrere il tempo libero andando a camminare in montagna con i suoi cani. _
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