Tutti ai piedi di Messi, l’Argentina vola

12 Ottobre 2017

La stella del Barça ribalta l’Ecuador con una tripletta e porta l’Albiceste in Russia

BUENOS AIRES . «All'altezza di Dio». Era l'ultima chance, di quelle da dentro o fuori, e non se l'è lasciata sfuggire: Leo Messi, tante altre volte deludente con la maglia dell'Argentina, ha finalmente preso per mano i suoi spingendoli al Mondiale dalla porta principale. Lo fatto con una tripletta a Quito, a 2.850 metri di altura, come sottolinea il titolone di Olè, dunque più vicino a quelle divinità del calcio cui Leo si accompagna spesso con la maglia del Barcellona, e un po’ meno con quelle della sua nazionale. Ma stavolta la storia è stata diversa. Stavolta Messi ha scacciato tutti i fantasmi della nazionale, anzi di una nazione, passando dalla paura degli spareggi o dell'eliminazione diretta alla qualificazione diretta al Mondiale. «Non andarci sarebbe stata una follia», ha osservato la «Pulce» dopo il 3-1 di Quito e il gran sospiro di sollievo tirato dall'intera nazione pallonara. Rimanere fuori da Russia 2018, dopo la finale persa a Brasile 2014, sarebbe stato l'addio al sogno iridato del fuoriclasse 31enne, nella cui bacheca personale manca proprio la Coppa del mondo. Un sogno che ora tornerà ad essere l'ossessione dei tifosi: il ct Sampaoli lo sa bene ed ha già iniziato a mettere le mani avanti. «Messi non deve un Mondiale all'Argentina», ha avvertito. «Casomai è il calcio a doverne uno a lui». Per poi chiarire, ancor più a scanso d'equivoci: «Non farò nessuna promessa». Ma dal campo - dove a partita in corso sono entrati Fazio e l'ex romanista Parades - fino al volo di ritorno, come dimostrano i tanti video postati sui social, è stata festa irrefrenabile, una sorta di liberazione. Messi a torso nudo nello spogliatoio ha fatto il capocoro ai canti di tutti i suoi compagni, e sull'aereo un gruppo di giocatori ha scandito la “Papu dance” dell'atalantino Gomes. Ora i titoloni si sprecano e Messi è celebrato come un re: insomma, anche le pietre sanno che le pressioni e le aspettative sull'Albiceleste non potranno che aumentare. «Siamo andati in Ecuador con un obiettivo», ha raccontato Messi. «Giocare in altura ci faceva paura. Siamo andati sotto, abbiamo rimontato, ci siamo presi il pass per la Russia: tutta questa storia, questa gran paura ci ha reso più forti. Ora il desiderio di tutti è che la Seleccion faccia un bel Mondiale: abbiamo giocato tre finali, tra Coppa del Mondo e Coppa America, e siamo stati sfortunati, avremmo meritato di vincerle tutte e tre». Il mondo è avvisato, l'Argentina sta arrivando.