Un’altra incompiuta: Oddo è al capolinea

La squadra non reagisce: settima sconfitta in nove gare dopo un buon avvio Pordenone vince senza strafare. Serve una svolta: il cambio in panchina
PESCARA. Se c’erano dubbi che la strada imboccata dal Pescara sia quella che porta direttamente in serie C, il Pordenone li ha fugati infliggendo ai biancazzurri la settima sconfitta in nove gare. E per cercare di evitare la retrocessione c’è bisogno di una svolta che solo il presidente Sebastiani può dare, perché gli scossoni di Massimo Oddo non hanno sortito effetti. A tal punto che il tecnico sembra essere andato in confusione. E, al momento, l’unica strada per cercare di invertire la rotta è quella della sostituzione del timoniere (potrebbe arrivare Roberto Breda favorito su Stellone) di un gruppo che sembra allo sbando. La vittoria contro il Cittadella sembra l’eccezione che conferma la regola in un cammino che definire disastroso è un eufemismo. Tutti gli alibi di questo mondo - a partire dagli infortuni - ma il Pescara non reagisce agli stimoli. Anche ieri, dopo il vantaggio del Pordenone, ha smesso di giocare dopo un inizio promettente. I problemi sono caratteriali, oltre che tecnici e tattici. Lo stadio Adriatico-Cornacchia che diventa terreno di conquista è un colpo al cuore e un’indicazione sin troppo chiara per aspettare ancora un qualcosa che non si intravede all’orizzonte. C’è poi la gestione del gruppo che lascia a desiderare con continui cambi, non tutti ispirati. C’è Massimo Oddo, ovviamente, sul banco degli imputati. Non convince il suo operato, tanto che oggi dovrebbe essere esonerato per la seconda volta dal Pescara dopo il divorzio del 2017. Dopo nove partite, il quadro è sin troppo chiaro e chiama in causa un allenatore nervoso in panchina e poco ispirato nelle scelte. Ad esempio, quella di far restare in campo il giovane centrocampista Leandro Fernandes - dopo una prova negativa e tre sostituzioni - viene punita dal destino e dallo stesso olandese che si fa espellere al 24’ della ripresa chiudendo, di fatto, la partita.
Non c’è orizzonte per questo Pescara che parte bene, sfiorando la rete in due occasioni con Galano, al 2’ e al 14’, trovando nel portiere Perisan un baluardo. Il Pordenone impiega un po’ di tempo, ma poi capisce come imbavagliare i biancazzurri. Si mette dietro, chiudendo tutti gli spazi, e poi riparte. In pratica, la squadra di Oddo va a sbattere contro il muro che cerca, vanamente, di dribblare con uno stucchevole quanto sterile giropalla improducente. I friulani dopo 20’ cominciano a bersagliare la porta di Fiorillo. L’attaccante Diaw prima cicca un pallone in area da posizione favorevole, poi chiama Fiorillo a una respinta di piedi e, infine, al 24’ propizia la rete del vantaggio. Solita dormita nelle retrovie dei biancazzurri e il centravanti calcia solo al centro dell’area trovando la deviazione vincente del compagno di squadra polacco Musiolik. In pratica, è l’episodio che inizia a ridimensionare l’azione del Pescara. Gioco orizzontale e sterile, Perisan dorme sonni tranquilli fino al raddoppio di Berra, al 13’ della ripresa, in chiara posizione di fuorigioco sugli sviluppi di un angolo.
Il Pescara ha un sussulto al 19’ quando sugli sviluppi di una punizione, Bocchetti calcia da pochi passi trovando la respinta del portiere dei friulani. Tutto qui, perché poi gli effetti delle tre sostituzioni (al 21’) con cui Oddo pensava di dare un cambio di marcia al Pescara vengono neutralizzati dal fallaccio con cui l’acerbo Fernandes costringe l’arbitro a mostrargli il cartellino rosso. Sotto di due gol e in inferiorità numerica il destino dei biancazzurri è segnato. Probabilmente, anche quello di Massimo Oddo travolto da una serie di eventi che gli hanno fatto crollare il castello di idee e propositi di rivincita con cui è tornato sulla panchina della squadra della sua città che nel 2016 ha portato in serie A. Da allora una serie di incompiute. Ora non c’è più tempo per aspettare una riscossa che non arriva. Venerdì il derby ad Ascoli e in panchina non dovrebbe esserci più Massimo Oddo.
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