VERSO LA FINALE

11 Luglio 2014

«Una pasito màs», solo un passettino in più. Leo Messi inquadra il bersaglio e si prepara a caricare l’ultimo colpo. L’uomo-simbolo dell’Argentina è il giocatore più atteso della finalissima di Rio,...

«Una pasito màs», solo un passettino in più. Leo Messi inquadra il bersaglio e si prepara a caricare l’ultimo colpo. L’uomo-simbolo dell’Argentina è il giocatore più atteso della finalissima di Rio, ma la nazionale albiceleste ha già dimostrato di non dipendere dalla stella del Barcellona.

Solidi, concreti, compatti: questo sono i giocatori di Alejandro Sabella. I migliori complimenti arrivano proprio dall’avversario di domenica, l’ultimo ostacolo che si interpone tra l’Argentina e la terza coppa del mondo della sua storia: Joaquin Loew, commissario tecnico della Germania, non a caso ha chiesto ai suoi di prepararsi a questa finale con la massima attenzione. Perché è vero che in campo hanno i Messi e gli Higuain, ma «loro sono una squadra davvero ben organizzata», secondo le sue parole.

Mentalità e organizzazione, sicurezza nei propri mezzi spinta al limite della presunzione. E una propensione a tirare i remi in barca praticamente nulla. L’Argentina non ha certo dato spettacolo, sinora, ma se c’è una squadra che può dare del filo da torcere alla Germania, è proprio quella di Sabella, soprattutto se riuscirà a recuperare l’infortunato Angél Di Maria, che sinora è stato il vero giocatore chiave. La vittoria nella semifinale contro l’Olanda, anche se ottenuta soltanto dopo i calci di rigore, ha dato ulteriore ottimismo agli argentini, che vedono ormai il traguardo e non sembrano temere la macchina da guerra allenata da Loew. «Battere la Germania non è impossibile», ha detto Diego Armando Maradona, e i giocatori argentini, cresciuti con il mito del Pibe de oro, prendono le sue frasi come dei veri e propri oracoli. «Contro l’Olanda l’Argentina non ha giocato bene – ha commentato l’ex giocatore del Napoli –, ma non ha neppure lasciato giocare gli avversari e questo è stato importantissimo».

Lo sbarco dell’albiceleste in finale ha avuto l’effetto di una bomba a livello emotivo per l’intera nazione. Rio de Janeiro è stata invasa da migliaia di tifosi argentini e non tutti potranno assistere alla finalissima del Maracanà: le autorità calcola che potrebbero arrivare almeno 50 mila persone, molte delle quali sprovviste di biglietto. Ma nessuno vuole perdere l’appuntamento con la storia e l’eliminazione del Brasile, se da un lato ha tolto il “sale” di una possibile finale ad altissima tensione, dall’altro potrebbe rappresentare una parziale soluzione al problema: in tanti sperano infatti di poter acquistare i tagliandi dei brasiliani che dopo l’eliminazione della loro squadra non andranno a vedere la partita. Ed è festa anche in patria, soprattutto a Buenos Aires, dove i tifosi sono rimasti per strada a cantare e ballare sino alle prime luci dell’alba. E a proposito di tifosi eccellenti, per il momento non ci sono certezze a proposito dell’eventuale presenza sul palco d’onore del Maracanà della presidente Cristina Fernandez de Kirchner.

E mentre un paese intero si prepara allo scontro con la Germania, i giocatori argentini cercano di recuperare le energie per quella che per molti di loro è la partita più importante della carriera. E che Javier Mascherano definisce senza mezzi termini «la partita delle nostre vite». È stato lui l’eroe invisibile della semifinale di mercoledì: mentre tutto il mondo si aspettava un lampo di Leo Messi, a pochi minuti dal termine Mascherano ha tirato fuori la giocata da campione, un intervento in scivolata su Robben lanciato verso un gol quasi certo. Ma il centrocampista del Barça preferisce parlare del gruppo, e non dei singoli. «Questo gruppo merita di andarsi a giocare il Mondiale – ha aggiunto –, il calcio argentino è dove merita di essere e adesso speriamo di coronare il nostro sogno, di concludere il nostro cammino vincendo il titolo. Siamo molto stanchi, ma ci prepareremo nel migliore dei modi, questa squadra ha dimostrato che può farcela e noi daremo tutto». L’altro eroe è stato il portiere Sergio Romero, che ha neutralizzato due rigori, e che sembra aver “colpito” anche la star americana Rihanna. «Se l’Argentina vince i Mondiali – ha detto tra il serio e il faceto Eliana Guercio, moglie del portiere argentino – sono disposta a prestarlo per qualche giorno».

In mezzo a questo “delirio”, il ct argentino Sabella ostenta tranquillità. «È una grande gioia tornare in finale dopo tanti anni – ha detto –. Noi dobbiamo continuare a portare avanti il nostro lavoro, ognuno di noi deve dare il cento per cento di se stesso. Avremo anche un giorno in meno di riposo rispetto alla Germania che in semifinale non ha giocato i supplementari come invece abbiamo fatto noi. Con l’Olanda è stata dura, una partita molto chiusa, ma è normale quando ci si sta giocando la coppa del mondo. Con la Germania sarà difficile, ma daremo tutto, serviranno umiltà e sacrificio».

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