È Landa a scartare il regalo di Contador

Il basco dell’Astana vince a Madonna di Campiglio, la maglia rosa controlla Aru. Ormai si corre per il secondo posto
Poco distante ci sono i monti dove i nostri soldati cent’anni fa combatterono da leoni per difendere l’Italia. In paese c’è l’albergo dove Marco Pantani iniziò la discesa della sua vita. C’è la pista dove Alberto Tomba trionfava. Madonna di Campiglio è un crocevia di sport e shopping naturalmente. Ottimo posto per fare regali. Alberto Contador, uomo di mondo, oltre che ciclista superlativo, lo sa bene.
E ieri, nel tappone dolomitico, ha pensato bene di confezionare un bel regalo alla formazione rivale, l’Astana di Fabio Aru. Ma non ha fatto vincere il sardo, ha completato il capolavoro tattico non inseguendo a 500 metri dalla fine, il compagno di squadra di Aru, il basco Mikel Landa. Rivendicazioni territoriali a parte, pur sempre uno spagnolo.
L’epilogo della frazione è questo e la sensazione in carovana è che i titoli di coda sul Giro d’Italia stiano già scorrendo. È vero, domani, dopo il giorno di riposo, ci saranno da scalare il Mortirolo con le sue damigelle. Poi si arriverà all’ombra del Cervino, ci sarà in colle delle Finestre. Ma qui i corridori stanno lottando per la classifica dal secondo posto in giù. Contador pare inattaccabile. Anche ieri si è fatto portare a spasso dall’Astana da Marostica ai piedi di Madonna di Campiglio.
Perché il team kazako, oltre al sogno impossibile di staccare Contador, ieri aveva l’obiettivo, ben più alla portata, di levarsi di mezzo i (rabberciati) concorrenti per il secondo posto. Ecco perché, già all’inizio del passo Daone, la più impegnativa delle tre salite di giornata, i celesti si sono messi davanti a fare la corsa dura. Un blocco granitico: Luis Leon Sanchez, Diego Rosa, Tanel Kangert, naturalmente Fabio Tiralongo e Mikel Landa. Uno squadrone, passisti, scalatori. Forti, per l’amor di dio, capaci di scremare il gruppo, di far saltare subito gente come Rigoberto Uran (Etixx) o Richie Porte (Sky). Più forti dei pretoriani di Alberto Contador, che ben presto sulla salita più dura hanno abbandonato il capitano (Ivan Basso, Roman Kreuziger non pervenuti e al Giro magari il capitano può farne a meno, al Tour certo no). Ma non più forti della maglia rosa.
Che anzi, al traguardo volante di Pinzolo, proprio all’inizio della salita finale, è uscito dalla ruota del trenino kazako andando a sprintare per guadagnare due secondi d’abbuono. Una provocazione? No. Con quel gesto il campione spagnolo ha voluto far capire agli avversari che comunque, per quanto si sfiancassero, lui era lì. Poi la salita finale. Gli Astana a sbuffare a oltre 30 km all’ora, quindi a sfilarsi a uno a uno. In paese, a un passo dall’arrivo della pista dei miracoli dell’Albertone nazionale, l’Alberto de España è entrato in negozio.
E ha deciso di fare regali. Nel tratto duro della salita, fuori dalla ricca via dello shopping dei vacanzieri, dopo un primo attacco di Landa, la maglia rosa ha provato l’allungo. Aru ha sbuffato, si è riportato sotto. Ha pure cercato un attacco. Nada. A quel punto il miracolato Yuri Trofimov (Katusha) restato aggrappato ai big (Pgr scrivono nei santuari) ha tentato il colpaccio della domenica. «Questi magari si guardano e io li frego tutti», deve aver pensato con i battiti cardiaci impazziti poco dopo l’ultimo chilometro. Ma i regali uno deve meritarseli. E Contador allora ha scelto il connazionale Landa. Non lo ha ammesso, naturalmente, alla fine della tappa, ma ha pensato che era meglio far vincere uno spagnolo e magari mettere un po’ di zizzania dentro l’Astana. Aru? è arrivato dietro Contador e ancora una volta ha ammesso la superiorità dell’avversario. «Si corre per il secondo posto, Alberto è troppo forte», ha invece commentato il ds dei kazaki Beppe Martinelli subito dopo aver scartato il pacco regalo. Conosce a menadito il madrileno, l’ho ha guidato dall’ammiraglia al Tour de France del 2010. Come dagli torto.
@simeoli1972
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