Ambiente non tutelato, il Wwf assegna il Premio Attila a Pavone

2 Dicembre 2014

ROSETO. E’ stato assegnato al sindaco di Roseto Enio Pavone il Premio Attila 2014, il “riconoscimento” che il Wwf assegna polemicamente a chi, a suo giudizio, si è distinto nella distruzione dell’ambi...

ROSETO. E’ stato assegnato al sindaco di Roseto Enio Pavone il Premio Attila 2014, il “riconoscimento” che il Wwf assegna polemicamente a chi, a suo giudizio, si è distinto nella distruzione dell’ambiente. L’anno scorso era toccato al sindaco di Francavilla; quest’anno l’associazione ambientalista – che ha affidato l’“istruttoria” alla sezione atriana di Italia Nostra – ha deciso di assegnarlo al sindaco di Roseto, al quale imputa una serie di atti contrari alla salvaguardia dell’ambiente, nonostante che il suo programma elettorale contenesse ben altri propositi. Tra le principali accuse rivolte al sindaco rosetano c’è quella di non essersi mai adoperato per evitare «la fatiscenza dei beni pubblici» (tra cui Villa Clemente, il pontile, il campanile di Montepagano e gli antichi percorsi) e di non aver mai «ripristinato le opere artistiche, rimosse e immagazzinate, degli scultori Luigi Celommi, Daniele Guerrieri e Roberto Macellaro». Nel mirino di Wwf e Italia Nostra c’è anche l’aver consentito la demolizione di Villa Paris, edificio che il sindaco ha classificato come «vecchia residenza monofamiliare»: a Pavone viene rimproverato di non aver risposto «alle numerose, puntuali e competenti argomentazioni della Sovrintendeza», accusandola, invece, di aver agito in maniera pilatesca. Altra motivazione del Premio Attila è la riperimetrazione della riserva naturale del Borsacchio, la cui gestione è stata affidata all’amministrazione comunale. Una riperimetrazione, sostiene il Wwf, «finalizzata alla devastazione di quest’ultimo baluardo. Lo scopo è stato raggiunto e grazie a Pavone & co., ed alla mancata bonifica dell’ex discarica di Coste Lanciano, l’area protetta del Borsacchio continua ad essere invasa dal pattume». Anche il piano spiaggia è tra le motivazioni del Premio, con le «spiagge libere distribuite allo sbocco dei fossi, con i bambini che sguazzavano nell’acqua stagnante e puzzolente e di quelle fruibili sopra i massi, dove la balneazione è vietata dall’Ufficio marittimo».