App sul cellulare e canali social, in 513 truffati dalla finta banca. Molti abruzzesi tra le vittime

7 Febbraio 2026

Una teramana, arrestata, al vertice dell’istituto di credito online. Agli investitori venivano garantiti tassi del 10% all’anno e offerti servizi finanziari molto attraenti

TERAMO. Un’App sul cellulare agevole e snella, simile a quella delle vere banche. Tassi di interesse elevati, molto più di quelli delle vere banche. E un primo guadagno che faceva ben sperare sul rendimento importante che sarebbe arrivato dopo cinque anni. Sono questi i passaggi chiave della truffa della banca “fantasma” scoperta dalla Guardia di finanza di Ancona nell’ambito dell’operazione “Golden Tree” che ha coinvolto Teramo e l’Abruzzo. Sotto un duplice profilo. Teramana è una delle due donne arrestate, una 40enne, ristretta ai domiciliari perché ritenuta al vertice del sodalizio criminale che avrebbe portato a truffare almeno 513 clienti in tutta Italia. Moltissimi in Abruzzo.

Dalle segnalazioni di alcuni truffati, l’inchiesta ha mosso i suoi primi passi fino a far scattare le misure cautelari, il sequestro di due società e 15 conti correnti (in Italia e in Polonia) e all’oscuramento della piattaforma online sulla quale la finta banca si muoveva. Piattaforma che sfruttava un’applicazione che gli investitori installavano sul telefono per svolgere le loro operazioni, come le banche vere. Questa, però, non lo era: prometteva guadagni fino al 10% all’anno bloccando il denaro per cinque anni. Il cliente, in sostanza, affidava una somma che, poco dopo, rendeva un primo guadagno: una prima tranche, però, che altro non era che quanto versato da altri investitori a loro volta entrati nel “circolo”, secondo quello che è il tipico schema Ponzi.

Tutto il sistema, ritengono gli investigatori, era costruito per truffare investitori e gonfiare i conti correnti degli artefici del raggiro. Le somme confluite nella disponibilità dei presunti vertici del sodalizio sarebbero state utilizzate per spese personali, per l’organizzazione di eventi conviviali finalizzati ad attrarre nuovi investitori e per investimenti altamente speculativi, tra cui l’acquisto di oro e criptovalute. Il sistema avrebbe movimento oltre milioni di euro. La fiducia degli investitori arrivava dal passaparola sul web, in particolare tramite i social, da iniziative promozionali e dalla possibilità offerta di usufruire a costi competitivi di servizi tipici del settore finanziario: apertura di conti correnti esteri, concessione di prestiti, investimenti e servizi online.

Il tutto presentando l’istituto di credito come una comunità di persone prima che come piattaforma finanziaria. Gli investitori in molti casi hanno versato risparmi di anni di lavoro o somme frutto di prestiti ottenuti da famigliari, Tra le vittime, pensionati e operai, piccoli artigiani e imprenditori. Oltre alle due arrestate, accusate di abusivismo finanziario, attività bancaria abusiva, truffa e autoriciclaggio, ci sono 14 denunciati.

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