Arrostiland, Di Nella: «Tutto è partito per gioco, ora è cultura abruzzese»

L’ideatore del festival racconta le origini: «Lo spunto è arrivato dal web. Gli eventi non devono essere fondati sulle persone»
MOSCIANO SANT’ANGELO. «Alle prime edizioni la gente mi fermava per strada perché sapeva che ero io l’organizzatore. Adesso invece non mi riconoscono più: Arrostiland mi ha superato». Fausto Di Nella lo ammette col sorriso: la sua creatura è diventata più grande di quanto avesse mai potuto immaginare. Quest’anno la “Woodstock dell’arrosticino” che ogni Pasquetta raccoglie migliaia di grigliatori da tutto l’Abruzzo raggiunge la cifra tonda. Un giro di boa importante, che passa per Mosciano Sant’Angelo – la casa dell’edizione 2026 – e che permette di guardare a quanto è stato fatto, a quanto si sta facendo e a quanto c’è da fare.
Di Nella, non le dispiace neanche un po’ che ad Arrostiland non la fermino più?
«Ma no, significa che adesso chi viene lo fa per un motivo superiore!».
Ma è una sua creatura...
«Gli eventi non devono essere fondati sulle persone: vale anche per Arrostiland».
Dieci anni fa pensava che avrebbe potuto fare un percorso del genere?
«È stata una bella avventura. Se ripenso a com’è iniziato tutto, sembra incredibile che oggi siano stati messi a disposizione i treni speciali (sorride, ndr)».
Com’è iniziato?
«Lanciarono la sfida ad Abruzzo di Morris – la nostra community online – di organizzare un evento dedicato all’arrosticino. Noi abbiamo risposto presente e negli anni la festa si è evoluta fino a diventare la Pasquetta. È bello sapere che oggi faccia parte del racconto abruzzese».
Nel concept di Arrostiland c’è anche l’idea di far scoprire i piccoli borghi.
«Sono molto orgoglioso dei traguardi raggiunti, perché abbiamo fatto tutto da soli».
Noi chi? Arrostiland non ha un uomo solo al comando?
«A fare la differenza sono le comunità che ogni anno ci ospitano. In tanti casi si sono messi alla prova con qualcosa che non avevano mai fatto».
Vacri, Montebello di Bertona, Villa Celiera: piccoli borghi che hanno ospitato migliaia di persone in un solo giorno.
«Non credevano di essere in grado di organizzarlo, e invece è andato tutto benissimo. Per loro Arrostiland è stata una sfida che ha messo insieme le parti migliori di chi vive in quei borghi e tiene alla propria comunità».
Com’è accaduto che un evento goliardico dedicato all’arrosticino diventasse un’istituzione della Pasquetta?
«Sempre grazie alla community. Le prime due edizioni non erano legate alla Pasqua. Poi gli iscritti ci hanno cominciato a dire: “Guardate che per un evento del genere Pasquetta è il giorno giusto”».
E lei ha pensato: hanno ragione.
«Alla fine, Arrostiland raccoglie nello stesso posto persone che altrimenti farebbero la stessa cosa, ma sparsi in tutta la regione. Noi abbiamo soltanto messo insieme tutti gli abruzzesi che vogliono festeggiare Pasquetta».
Non tutti riescono a convincere migliaia di persone ad andare nello stesso posto: qual è il trucco?
«Niente trucchi, solo un po’ di fortuna».
Fa il finto modesto.
«Ma è così! Edizione dopo edizione, le cose sono sempre andate bene. Di conseguenza, Arrostiland oggi è percepito come un luogo sicuro tanto dai ragazzi che dai pensionati».
Ospitate anche famiglie?
«Quest’anno abbiamo un gregge di 22 adulti e 24 bambini. La dice lunga su quanto la nostra sia una festa aperta a tutti».
L’anno scorso a Torre de’ Passeri avete superato le 20mila persone. Quest’anno a Mosciano cosa dobbiamo aspettarci?
«Superare quello che abbiamo fatto a Torre de’ Passeri mi sembra difficile. Sicuramente, Mosciano è stata un’ottima scelta».
Cerca di evitare la domanda, ma Mosciano è ben più grande di Torre de’ Passeri.
«Penso che rimarremo comunque su quell’ordine di grandezza. La differenza è che tutto scorrerà in maniera più fluida».
Tra l’altro, questa edizione sarà la prima nel Teramano.
«Sono curiosissimo di vedere come andrà. Per me la quella teramana è l’ambasciatrice della cucina Abruzzo».
Come ha risposto Mosciano alla sfida di Arrostiland?
«In maniera fantastica. Hanno creato un’associazione che ha federato altre 13 realtà locali, tutte pronte a lavorare insieme per rendere orgogliosa una comunità».
Ci saranno anche greggi di San Benedetto, Fallo e Pratola, i paesi che hanno perso la finalissima a 4 di quest’anno?
«Da quello che so, dovrebbero arrivare greggi da tutti i paesi finalisti. L’esperienza dei sopralluoghi è stata bellissima. Le racconto un dato curioso».
L’ascolto.
«L’impatto mediatico online del processo di selezione di quest’anno è stato superiore a quello della scorsa edizione a Torre de’ Passeri. Incredibile, no?».
Di questo passo diventerete una festa nazionale. Dove volete arrivare?
«Non saprei, l’organizzazione dell’anno scorso a Torre de’ Passeri mi ha provato molto. Ho voluto fare questa edizione soprattutto per arrivare a cifra tonda».
Non mi dica che...
«No no, non significa che non ci saranno altre edizioni, però l’obiettivo attuale è quello di chiudere un cerchio. Poi si vedrà».
Migliaia di abruzzesi contano su di lei per la propria Pasquetta.
«Ogni anno arrivo all’evento stanco da tutta l’organizzazione, poi tutto cambia nei mesi dopo la festa».
Astinenza da Arrostiland?
«Più che altro, nella mia vita mi sono sempre detto che le cose belle, quelle che funzionano, non devono morire. E quindi a un certo punto rimetto in moto la macchina e ci ritroviamo tutti insieme a Pasquetta».
Niente allarmismi, allora.
«Magari torneremo a una dimensione più intima, come nelle prime edizioni. D’altra parte, siamo nati anche per dare visibilità ai piccoli borghi».
Un messaggio per chi ha deciso di partecipare ad Arrostiland dopo aver letto quest’intervista?
«Divertitevi, rispettando gli altri. Soprattutto, all’insegna dello “Stato dell’anima”».
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