Atr, picchetto degli operai «Non abbiamo garanzie»

Colonnella, l’azienda parla di cassa integrazione inevitabile in attesa del rilancio I sindacati: «Ma non si può fare a zero ore per un anno e per cento dipendenti»
COLONNELLA. Le nubi che si addensano sopra l’Atr di Colonnella preoccupano sindacati e lavoratori che hanno chiesto, nel picchetto di ieri mattina davanti ai cancelli dell’azienda, abbinato all’astensione dal lavoro per l’intera giornata, l’apertura di un tavolo tecnico in prefettura, visti i mancati impegni da parte della nuova proprietà della fabbrica di contrada Valle Cupa. Le maestranze attendono il pagamento delle mensilità di luglio e di dicembre, che avrebbero dovute essere pagate a gennaio e invece non sono state saldate, mettendo in crisi i lavoratori che finora non hanno fatto mancare la propria presenza negli stabilimenti. Antonio Di Murro, presidente dell’Atr, ha assunto l’impegno di pagare per la metà di febbraio la mensilità di luglio. Ma ai lavoratori la fiducia viene meno perché nel frattempo mancano altre garanzie salariali e, soprattutto, si allunga l’ombra della cassa integrazione per almeno 100 dei circa 150 dipendenti. I sindacati dicono no alla cassa integrazione straordinaria, specie perché la strada seguita per attivarla è priva di ogni confronto. Ma la Cigs sembra ineluttabile. Lo dice lo stesso numero uno dell’azienda, che non ha altre strade se non quella della riduzione del personale o della cassa integrazione.
Al picchetto erano presenti oltre ai lavoratori anche Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, oltre al consigliere regionale del Pd Dino Pepe, al deputato pentastellato Antonio Zennaro e al sindaco di Colonnella Leandro Pollastrelli. Assente la Regione, in particolare l’assessore Piero Fioretti. «Chiediamo certezze per il presente, garanzie per il futuro e il pagamento immediato dei salari arretrati», afferma Mirko D’Ignazio, segretario generale Fiom Cgil, «il piano che ci è stato presentato a nostro avviso aggrava la situazione. La cassa integrazione non è un problema in sé ma è come viene prospettata, perché un anno di cassa integrazione a zero ore per 100 lavoratori rischia di perdere la vera ricchezza, cioè la competenza dei lavoratori». «Il piano di rilancio aziendale lo stiamo preparando con una delle più grandi aziende internazionali», dice Di Murro, «quanto alla riduzione del personale e al ricorso alla Cig, purtroppo non c’è possibilità che non avvenga a meno che non riesca a sistemare alcune cose con dei clienti importanti per acquisire determinate commesse».
Pepe, punzecchiando la Regione per l’assenza, sollecita la chiusura felice della vertenza nel tavolo prefettizio riguardo a salari e Cigs, e Zennaro si pone sulla stessa lunghezza d’onda aggiungendo: «Non vadano scaricate sui lavoratori responsabilità di terzi».
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