Atri, i sindacati: «Dodici mesi per vendere e salvare l’azienda»

Colonnella, si cerca una sinergia tra istituzioni per il polo del carbonio e per rilanciare anche la Veco Tra le richieste di Fiom, Fim e Uilm la riattivazione dell’area di crisi e del tavolo industriale in Provincia
COLONNELLA. Una sinergia istituzionale che sfrutti l'anno di cassa integrazione per trovare una soluzione positiva alla vertenza dell’Atr di Colonnella: è quello che chiedono Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil che ieri mattina, in conferenza stampa, hanno tracciatola strada da seguire per salvare azienda e posti di lavoro. Una strada che passa da un tavolo ministeriale sul polo del carbonio alla riattivazione del servizio relazioni industriali in Provincia, fino al rilancio dell'area di crisi complessa estesa a tutta la provincia.
«Nel tavolo in Regione», ha sottolineato Natascia Innamorati della Fiom, «i curatori fallimentari ci hanno rappresentato la situazione attuale dell'Atr: a oggi non ci sono state offerte per l'acquisto e il rischio è di smembrare l'azienda con vendite separate. Siamo riusciti a strappare un periodo di certezza per i lavoratori attraverso la richiesta accolta dell'attivazione della cassa integrazione per cessazione, che ci permette di avere il tempo di portare a casa dei tavoli in sinergia con tutti gli attori». Il prossimo tavolo, come richiesto dai sindacati, dovrebbe vedere la presenza di Confindustria, per cercare nuovi imprenditori interessati a rilevare il sito, e dei curatori dell’ultimo e del precedente fallimento.
Ma questo non basta ai sindacati, che hanno richiesto l'attivazione, in tempi brevi, di un tavolo ministeriale per la creazione di un polo del carbonio nell'area e la riattivazione dell'ufficio relazioni industriali della Provincia. «Quest'ultimo negli anni è stato particolarmente importante e oggi lo è ancora di più, anche in previsione della scadenza del blocco dei licenziamenti», conclude Innamorati.
Un altro tassello importante per i sindacati è la riattivazione dell'area di crisi complessa, che potrebbe dare un futuro non solo all'Atr ma anche alla Veco di Martinsicuro. «Va ripristinata e rimodulata, visto che in passato non ha dato grandi frutti», dice Marco Boccanera della Fim, «non deve guardare solo alla Val Vibrata ma a tutta la provincia. Perché nel prossimo futuro rischiamo un esodo di disoccupati. La cassa integrazione per cessazione all'Atr non era così scontata e se non si fosse percorsa questa strada i lavoratori sarebbero stati licenziati, così come purtroppo avverrà per quelli della Veco». Due aziende con oltre 100 lavoratori, molti dei quali di Martinsicuro. «Si tratta di un'area di confine dove la perdita del posto di lavoro rischia di trasformarsi in un'emergenza sociale», ha aggiunto Boccanera, «credo che dovrebbe intervenire anche il prefetto». Riflessioni condivise da Gianluca di Girolamo, della Uilm: «La vicenda Atr deve far riflettere la politica. Una cabina di regia, con la riattivazione del tavolo relazioni industriali della Provincia, è indispensabile».
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