Causa Terramani-Tercas L’Appello dà torto alla banca

Confermato l’annullamento del decreto ingiuntivo contro l’imprenditore ma si deve ancora stabilire l’entità del risarcimento alla curatela fallimentare
TERAMO. Quel decreto ingiuntivo era da annullare perché quelle somme non avevano ragione di essere richieste; anzi, al contrario, l’imprenditore al quale era stata fatta l’ingiunzione non era debitore bensì creditore della banca. Dopo la pronuncia del tribunale di Teramo, anche la corte d’appello dell’Aquila conferma che la procedura seguita dalla Tercas non era corretta. Lo ha fatto con una sentenza non definitiva, rinviando il giudizio finale ad ulteriori accertamenti contabili per stabilire quanto dovrà versare esattamente l’istituto di credito.
La vicenda ebbe inizio nel 2002 – stiamo quindi parlando della precedente gestione della banca– quando all’imprenditore teramano Dino Terramani, titolare dell’azienda Diesse, poi fallita, venne notificato un decreto ingiuntivo di oltre 150mila euro per debiti nei confronti della banca. L’imprenditore si oppose, ma nel frattempo fallì; fu quindi la curatela fallimentare – rappresentata dall’avvocato Fabrizio Acronzio e dal commercialista Piero Norscia – ad ottenere nel 2011 dal tribunale di Teramo l’annullamento dell’ingiunzione perché il debito era stato calcolato dalla banca applicando interessi extralegali, commissioni sullo scoperto di conto corrente mai validamente pattuite e ricorrendo all’anatocismo, cioè facendo pagare gli interessi sugli interessi. Una volta rifatti calcoli del dare-avere, il giudice di primo grado aveva condannato la Tercas a rifondere alla curatela foltre mezzo milione di euro.
Sentenza contro la quale la Tercas ha fatto ricorso, ma i giudici di appello hanno confermato la decisione del tribunale di Teramo, rinviando però la decisione definitiva a più approfonditi accertamenti contabili. La banca si è opposta chiedendo in via principale l’annullamento della sentenza, ma chiedendo anche di ridimensionare la somma dovuta alla curatela fallimentare Diesse, così come stabilito dal tribunale di Teramo, riducendola a 243mila euro.
«In ogni caso», osserva Gennaro Baccile, presidente onorario dell’associazione Sos Utenti, nonché consulente tecnico di parte nel procedimento di primo grado, la cui perizia contabile è stata assunta in toto dal giudice, «all'esito della sentenza definitiva, male che vada alla curatela fallimentare comunque resteranno acquisiti 243milaeuro più gli interessi legali e spese».
«Da circa quindici anni», aggiunge Baccile, «l’associazione Sos Utenti si occupa di tutela della clientela bancaria e mai la Tercas ha voluto ragionevolmente accordarsi a transazioni equilibrate. Ha sempre preferito insistere sulle sue insostenibili ragioni creditorie pur consapevole di soccombenze notevolmente più onerose. Onerosità che spesso si sono manifestate tre-quattro volte più degli importi necessari per le transazioni stragiudiziali. Se ci si chiede il perchè di tale testardaggine, la risposta va ricercata nella miopia gestionale degli amministratori e dirigenti la cui strategia è sempre stata protesa a rimandare al futuro gli esborsi restitutori alla clientela "saccheggiata" con la speranza di colpi di spugna giurisprudenziali o legislativi».
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