Chiese chiuse dopo il terremoto, esodo di massa per le cerimonie

14 Luglio 2017

Tutte le chiese sono interdette dopo il sisma: matrimoni e battesimi si fanno altrove, danni per l’economia delle feste

MONTORIO. Chiese chiuse perché inagibili e in paese non si celebrano più le cerimonie. «Ma almeno una chiesa non si può aggiustare? Tutte le coppie sono costrette a sposarsi fuori». Sono di questo tenore i commenti dei residenti di Montorio sui social network. Il malcontento per le chiese inagibili è generale e si sta registrando un vero e proprio esodo di massa nei comuni limitrofi, soprattutto Teramo e sulla costa per la celebrazione di matrimoni e altre cerimonie. Con evidente danno economico per le attività locali «Ho saputo di molte coppie che hanno battezzato i figli a Giulianova e uno che fa il battesimo a Giulianova poi il pranzo dove lo fa secondo voi?” ha scritto un cittadino su Facebook. Chi sta risentendo di questa situazione sono i commercianti e i ristoratori del posto, ma anche le coppie che devono sposarsi. «Il mio sogno sin da bambina era di sposarmi nel mio paese, ma abbiamo dovuto scegliere una chiesa a Teramo perché qui non è possibile celebrare», dice una futura sposa. E il disagio non riguarda solo le cerimonie, ma anche la celebrazione delle funzioni religiose che si svolgono in un tendone allestito in largo Di Paolantonio che avrebbe dovuto coprire la prima emergenza, ma che funge da luogo sacro dopo il sisma del 30 ottobre. «Assistere ad una funzione sotto il tendone a 40 gradi è da forno crematorio: impossibile resistere! Hanno messo delle pale che dovrebbero alleviare la torrida temperatura ma fanno ben poco! Anzi quasi niente! Ci stanno togliendo anche l'unica cosa che ci teneva uniti», ha aggiunto su Facebook un’altra cittadina. Qualcuno fa notare che «la chiesa degli Zoccolanti è agibile, ma ugualmente chiusa e non capisco perchè non ci dicono la messa». «Le chiese sono tutte inagibili e quindi non si possono riaprire, a eccezione di quella degli Zoccolanti che è agibile», conferma il sindaco Gianni Di Centa. «Il piano regionale prevede la riapertura di almeno una chiesa a Comune per un importo fino a 300mila euro. Abbiamo fatto il piano delle chiese e chiesto i finanziamenti per ricostruire tutte le chiese e l'importo per ognuna è molto elevato. In questa prima fase ci sono finanziamenti per riaprire la chiesa dei Cappuccini nel capoluogo. Noi non ci arrendiamo e stiamo continuando a cercare soluzioni».
Adele Di Feliciantonio
©RIPRODUZIONE RISERVATA.