Chiude il Duomo, un simbolo della città

2 Agosto 2013

La crisi non fa sconti: il 10 agosto uno dei ristoranti più famosi d’Abruzzo getta la spugna dopo trent’anni di storia

TERAMO. Se la crisi tocca anche i simboli vuol dire che Teramo ha imboccato una strada senza ritorno. Il ristorante Duomo ha deciso di chiudere: lo farà il 10 agosto, cioè tra poco più di una settimana. La notizia, due sere fa, è corsa in un battibaleno, via sms, da un cellulare all’altro, ed ha avuto l’effetto di una scossa. Persino il governatore Gianni Chiodi ne è stato informato e se n’è rammaricato. La città perde un simbolo nato trentuno anni fa, in via Irelli, anzi in via Stazio, dalle ceneri del ristorante Centrale e dalla lungimiranza di un grande ristoratore, quell’Elio Pompa che ora ha 94 anni ricchi di un’eccezionale esperienza di buona cucina e di mille ricordi. E’ stato Elio, papà di Paolo, nel 1982, ad aprire il Duomo, in un locale della famiglia Cerulli, per farne un gemello dello storico Cantinone dove persino Pierpaolo Pasolini amava gustare mazzarelle e virtù, magari dopo una passeggiata su corso San Giorgio con l’amico teramano Pasquale Limoncelli. Anni beati che videro il ristorante di Pompa entrare nelle classifiche delle guide più prestigiose, tra i primi venti ristoranti italiani.

Il signor Elio, che è l’istituzione della grande cucina di Interamnia, oggi racconta di aver venduto, dopo qualche anno, il suo Duomo all’ex dipendente Carlo Rossi che, a sua volta, lo ha ceduto al fratello Marcello Rossi, anche loro ristoratori della tradizione teramana. Finchè arriviamo a tempi più recenti ma non ancora feriti a morte dalla grande crisi che oggi non risparmia nessuno: non fa sconti neppure ai simboli.

Sono stati lo chef Francesco Auricchiella ed i soci Gianluca Serrani e Susanna Fioravante, esperti sommelier, a prendere le redini del ristorante di via Irelli, arricchendolo con idee che ne espandessero la fama, come i corsi di cucina che hanno richiamato e interessato decine di signore teramane anche nei più noiosi pomeriggi di provincia. E se spulci su Internet, sul sito del Duomo oppure sul suo profilo Facebook, trovi anche centinaia di foto di una cucina tradizionale e d’alti livelli. Pur di risalire la corrente di una crisi impietosa che ha portato alla resa oltre 400 attività teramane in pochi mesi, gli ultimi proprietari del Duomo hanno proposto a una clientela che varcava di molto i confini di ponte San Francesco, anche menù non più di nicchia, come quelli per chi soffre di celiachia. Oppure le giornate a tema: memorabile fu la settimana del baccalà servito a tavola in tutte, ma proprio tutte, le variazioni sul tema possibili e immaginabili. Ma proprio per questo patrimonio, che negli anni è cresciuto e si è arricchito, non ti aspetti mai e poi mai che anche un simbolo si trasformi una stella cadente. Come due sere fa ha annunciato a decine di teramani l’sms shock dei titolari del Duomo fissando proprio per il 10 agosto l’ultimo giorno di trentuno anni di una storia irripetibile.

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