Chiude l’Ostetricia di Atri e partono i lavori a Teramo

Il manager Fagnano: «Al Mazzini dobbiamo potenziare sale parto e camere ed essere pronti per fine ottobre»
TERAMO. Dal 31 ottobre il punto nascita di Atri sarà storia. In una riunione ieri mattina in Regione fra l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci e i direttori generali della Asl è stata decisa la data in cui l’ostetricia del San Liberatore sarà chiusa. A meno di stop del Tar.
Il direttore generale della Asl, Roberto Fagnano, sta dunque riorganizzando le strutture in vista della soppressione. «Dobbiamo potenziare il reparto dell’ospedale di Teramo», dichiara il manager, «che così com’è non è in grado di supportare l’incremento dei ricoveri. Stiamo predisponendo i lavori per l’adeguamento delle sale parto e delle camere di degenza. Dobbiamo fare presto per essere pronti per fine ottobre. Questo significa che i lavori si svolgeranno nei mesi estivi e potrà esserci qualche disagio. Per partorire si dovranno utilizzare le sale operatorie, ma è già accaduto: si può fare».
La riunione in Regione ha riguardato i punti nascita, ma si è marginalmente discusso anche delle Tin, le terapie intensive neonatali. Il decreto Fazio prevede che ci sia una Tin ogni cinquemila nati e visto che l’Abruzzo si attesta sui 10mila all’anno, ce ne dovrebbero essere due. Ma attualmente ce ne sono tre: a Chieti, Pescara e L’Aquila. Una è dunque a rischio di chiusura, probabilmente una fra Chieti e Pescara, che sorgono troppo vicine l’una all’altra. La decisione non è però imminente come quella sulle maternità. Lo stesso assessore Paolucci conferma: «abbiamo due anni per decidere, e comunque è basilare prima creare la Sten, la rete di emergenza e urgenza».
Comunque sia, il direttore generale Roberto Fagnano ha chiesto, nella riunione di ieri, l’istituzione di una terapia intensiva neonatale. «Anche se sappiamo che sarà improbabile», dichiara Fagnano, «il decreto Fazio dice che in Abruzzo ce ne devono essere due al massimo. Certamente per Teramo avere una Tin sarebbe importante, in termini di sicurezza, visto che quella più vicina è a 45 minuti. La richiesta ha sicuramente una sua logica rispetto all’esigenza di mettere in sicurezza tutto il parto». (a.f.)
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