Ciclista morto a Teramo, ci sono 6 medici indagati

Il 43enne stroncato da una ischemia miocardica durante un giro in bici. I professionisti sotto accusa per i certificati rilasciati
TERAMO. È morto a 43 anni mentre andava in bici, la sua grande passione, stroncato da una ischemia miocardica acuta. Per i familiari e gli amici un decesso inspiegabile viste le visite mediche a cui si era sottoposto e i certificati di idoneità sportiva ottenuti. Nove mesi dopo la morte di Gabriele Traini, operaio di Atri e ciclista amatoriale, ci sono sei medici indagati per omicidio colposo nell’esercizio della professione sanitaria a scandire l’inchiesta aperta dalla pm Silvia Scamurra .
Secondo l’accusa sostenuta dalla Procura – e tutta da provare nei successivi passaggi del procedimento penale – i sei professionisti nella loro veste di cardiologi e medici dello sport, avrebbero rilasciato all’uomo, così si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, «certificazioni di idoneità alla pratica sportiva agonistica all’esito di valutazioni risultate eccessivamente sommarie, imprudenti e imperite – in presenza degli elementi informativi infra-specificati e tenuto conto delle prescrizioni delle linee guida Coci 2017 (aggiornate nel luglio 2023) – non precedute dagli approfondimenti diagnostici di secondo livello necessari ed idonei a valutare l’effettiva sussistenza ed entità di un rischio cardiologico nonostante referti di Egc da sforzo indicativi di possibili insulti ischemici del miocardio e la presenza di ulteriori elementi suggestivi di un possibile rischio coronarico per un atleta “master”, ovvero effettuando approfondimenti inadeguati al caso di specie o prescindendo dalla verifica delle risultanze degli approfondimento richiesti».
Con questo, sempre secondo l’accusa della Procura, «inducendo», si legge nell’atto, «nell’interessato il ragionevole convincimento dell’insussistenza di controindicazioni alla pratica di uno sport implicante un’attività cardiaca quale il ciclismo».
La tragedia avvenne il 14 aprile dell’anno scorso sulla strada provinciale 19, nella zona di Feudo alto, tra Castellalto e Canzano, dove l’uomo stava facendo una passeggiata in bicicletta insieme a un gruppo di amici, i primi ad intervenire e a chiedere aiuto. Per oltre quaranta minuti gli operatori del 118 provarono a rianimarlo anche con il defibrillatore.
Traini, sposato e padre di due figli, abitava a Santa Margherita di Atri ed era un apprezzato operaio dello stabilimento Cordivari di Pagliare di Morro d’Oro. Grande appassionato della bicicletta, il 43enne faceva parte dell’associazione sportiva dilettantistica “Salite & Abbracci”. In passato, inoltre, aveva giocato anche nella squadra di calcio del Fontanelle.
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