Comune e padroni dei terreni: c’è il braccio di ferro sullo stadio

La vicenda giudiziaria legata agli espropri potrebbe escludere l’impianto dal bando Sport e Periferie Intanto l’ente lavora per procedere all’acquisizione dell’area, tuttora intestata alla famiglia Verzilli
ROSETO. «Il Comune di Roseto non è ancora proprietario del terreno su cui insiste lo stadio Fonte dell'Olmo. Deve emettere infatti il decreto di acquisizione sanante ex articolo 42 bis del testo unico espropri». A precisarlo è Giacomo Mauriello, l'avvocato della famiglia Verzilli, che attualmente risulta ancora proprietaria di molti terreni nella zona sportiva di Roseto. Il sindaco Mario Nugnes però, contattato nel merito, precisa che «il consiglio comunale, durante la precedente amministrazione, ha già deliberato l’acquisizione sanante del terreno, e grazie a questo atto gli uffici stanno lavorando affinché la procedura si concluda nel più breve tempo possibile per rendere così disponibile lo stadio Fonte dell’Olmo a un eventuale bando».
L’amministrazione ancora non ha ufficializzato la sua volontà, ma è chiaro che per partecipare al bando Sport e Periferie 2022 la struttura prescelta sarà con molta probabilità lo stadio Fonte dell’Olmo. Nell’articolo 7 dell’avviso per il bando Sport e Periferie, però, è specificato che una delle cause di esclusione dei progetti può essere quella relativa a «impianti sportivi oggetto di contenzioso giudiziario o che insistono su aree e terreni a loro volta oggetto di contenzioso giudiziario». E sul terreno dove è presente lo stadio Fonte dell’Olmo c’è un contenzioso ancora in atto tra Comune e gli eredi Verzilli.
Tutto partì nel lontano 1980, quando il sindaco dell’epoca, Giovanni Ragnoli, espropriò il terreno a sud di Roseto, di proprietà dei Verzilli, per permettere la costruzione dell’attuale campo di calcio: si fece un’ordinanza, legittima, per l’occupazione di urgenza di pubblica utilità, ma l’importo dell’esproprio fu giudicato non sufficiente dai proprietari del terreno. Il Comune, però, andò avanti e nel 1989 iniziarono i lavori per la costruzione dello stadio. I privati, allora, presentarono ricorso e, in primo grado, il Tribunale di Teramo diede loro ragione, imponendo all’ente il pagamento di 900mila euro, giudizio poi ribaltato dalla Corte d’appello dell’Aquila. La famiglia Verzilli ha sempre cercato di trovare un accordo con il Comune di Roseto, prima con il sindaco Crisci, poi con Di Bonaventura, e anche con Pavone, ma in 35 anni non si è riusciti a risolvere bonariamente la vicenda. Il Comune di Roseto, secondo i suoi calcoli, dovrebbe restituire alla famiglia Verzilli 123mila euro per quei terreni, ma gli eredi Verzilli, tramite l’avvocato Mauriello, chiedono circa due milioni di euro.
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