Corsi: «L’università deve tornare ad avere una funzione centrale»

Il neo rettore rivendica la totale autonomia dell’istituzione e il suo ruolo nello sviluppo della società: «Dobbiamo tradurre il potenziale della ricerca in azioni concrete per la regione e per il Paese»
TERAMO. È sembrato, in alcuni passaggi, di riascoltare Luciano Russi, l’indimenticato rettore con cui l’Università di Teramo negli anni Novanta si sganciò dalla D’Annunzio e divenne autonoma. Christian Corsi, che ha assunto la guida dell’ateneo il 1° novembre, nel suo discorso di presentazione – tenuto ieri mattina in un’aula magna affollata di docenti, studenti e personale universitario – più che un programma ha illustrato una visione, e non a caso alle sue spalle campeggiava una grande scritta che vuol essere il motto della nuova gestione: «Next Gen Vision - Cambiamo prospettiva”.
LA CENTRALITÀ
«L’università», ha detto Corsi, «deve rivestire oggi più che mai una funzione imprescindibile per lo sviluppo e il progresso della società. In un contesto di grandi mutamenti, gli atenei devono riacquistare una funzione di centralità. Abbiamo il dovere di far risuonare con autorevolezza le nostre voci e il nostro sapere non solo su formazione, ricerca e istruzione, ma anche sulle sfide del nostro tempo. Abbiamo la responsabilità morale di tradurre il potenziale della ricerca in azioni concrete per lo sviluppo della nostra regione e del nostro Paese. L’Università di Teramo deve saper anticipare le trasformazioni e proporre soluzioni innovative. Lo faremo tenendo sempre fede ai nostri valori: equità, inclusione, parità di genere, tutela dell’ambiente. Dobbiamo essere il presidio del fermento intellettuale da cui verrà fuori la nuova classe dirigente».
L’AUTONOMIA
Corsi, che pure è il primo rettore teramano nella storia dell’ateneo, nel suo discorso non ha mai nominato la città di Teramo. Non è stata una dimenticanza, ma una precisa rivendicazione – stile Russi, appunto – di autonomia totale dell’istituzione che rappresenta dal contesto sociopolitico cittadino e dai “poteri forti” che, a quanto risulta, nell’elezione dello scorso giugno non hanno spinto per lui. In ogni caso il nuovo rettore non ha affatto intenzione di chiudere l’ateneo in una torre d’avorio, anzi. «Va aperta», ha aggiunto, «una rinnovata stagione di sinergia tra mondo universitario e società civile. Lo faremo tutti insieme, nessuno escluso». Traduzione: UniTe vuole avere voce in capitolo. Anche oltre il territorio in cui opera, quindi a livello regionale e nazionale.
LA DISCONTINUITÀ
In apertura Corsi ha giustamente salutato e ringraziato il suo predecessore Dino Mastrocola, tuttavia ha fatto capire che si pone in netta discontinuità con il passato. «La frase che abbiamo scelto come motto», ha detto, «è il simbolo di un ateneo pronto a cambiare. A cominciare dalla struttura organizzativa, che sarà completamente diversa». E qui il neo rettore ha introdotto la presentazione della sua squadra, ovvero della nuova dirigenza di UniTe: il prorettore, i sei delegati e il direttore generale. Nell’era Mastrocola – tanto per far capire lo stacco – i delegati erano 22.
LA NUOVA SQUADRA
Il nuovo prorettore vicario è Dario Compagnone, professore ordinario di Chimica analitica nel dipartimento di Bioscienze. Barbara Barboni, ordinario di Fisiologia veterinaria a Bioscienze, è la delegata all’Alta formazione in ricerca. Angela Di Cesare, professore associato di Parassitologia a Veterinaria, è la delegata al Monitoraggio e valutazione della ricerca. Raffaele Mascella, professore associato di Logica e Filosofia della scienza a Scienze della comunicazione, è il delegato alla Didattica. Donato Traversa, ordinario di Parassitologia a Veterinaria, è il delegato all’Internazionalizzazione. Andrea Ciccarelli, ordinario di Statistica economica a Scienze politiche, è il delegato alla Programmazione strategica e bilancio. Emanuela Arezzo, professore associato di Diritto commerciale a Giurisprudenza, è la delegata alla Terza missione (cioè al collegamento con il territorio). Il nuovo direttore generale è Roberto Conte, già dg dell’Università di Milano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

