Corso chiuso, i negozianti: ridiamo le chiavi al sindaco

L’associazione del Paese: «Adesso basta, così non si può andare avanti» Contestato il divieto di accesso dalle 14 per la sagra che si è svolta di sera

GIULIANOVA. Gli esercenti dell’Associazione commercianti paese e centro storico, stanchi per le continue chiusure della viabilità del centro storico e di corso Garibaldi, minacciano la chiusura a singhiozzo delle attività e di consegnare delle chiavi dei negozi al sindaco Francesco Mastromauro. La singolare protesta giunge all’indomani della ennesima chiusura del corso, sabato scorso, in occasione della sagra della porchetta organizzata dalle associazioni Giovani in movimento e Nova agorà.

La manifestazione, a detta dell’associazione commercianti, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «A pochi giorni dalla nostra precedente missiva», si legge in una nota indirizzata al primo cittadino a firma di Costanza Ancora, presidente dell’associazione commercianti, «in cui si chiedevano maggiori attenzioni sulla chiusura di corso Garibaldi e sulle pesanti ripercussioni sul commercio, siamo costretti a scrivere per l’arbitraria iniziativa di chiudere al traffico sin dalle 14, quando l’inizio dell’evento era previsto in tarda serata». La presidente accusa l’amministrazione di non aver interpellato l’associazione commercianti, quanto meno, sull’orario di chiusura, e di essersi basata solo sulla volontà di alcuni esercenti.

«Corso Garibaldi», continua la missiva, «è un’arteria fondamentale per il traffico e le attività della cittadina e chiuderla proprio il sabato equivale a privare i commercianti dei guadagni di una giornata lavorativa importante. Il corso contava quasi 100 attività; oggi ne sono rimaste aperte solo 25 a causa dell’incapacità comunale di saper mantenere vivo un tessuto commerciale e sociale». Stanchi di queste continue chiusure, a volte per manifestazioni culturali o comunali come quelle del 4 novembre, a volte per lavori, i circa 20 esercenti aderenti all’associazione minacciano di chiudere bottega a singhiozzo, e di consegnare le chiavi al primo cittadino. «Le famiglie che stanno subendo questa gestione comunale», insiste Ancora, «hanno il diritto di essere ascoltate e rispettate».

Non tutti i commercianti, però - quelli non aderenti all’associazione - sono d’accordo con questa politica. «Non ho nessuna intenzione di dare le chiavi del mio negozio ad alcuno», replica un esercente, «né tanto meno al sindaco. Chiudere l’attività, in un momento di crisi così profonda come questo, seppure per protesta, danneggerebbe solo i commercianti». «L’iniziativa di sabato», commenta un altro commerciante, «è stata lodevole. La gente è iniziata ad arrivare presto, alle 17, perché c’era anche intrattenimento per i più piccoli e non è stato un sabato disastroso, anzi, si è lavorato di più».

Margherita Totaro

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