D’Orazio: «Borsacchio, 19 anni di occasioni perse»

21 Gennaio 2024

L’ex capogruppo regionale di An: «C’erano belle prospettive, poi la Riserva non è partita. Ma il Comune può rilanciarla»

ROSETO. «In questi giorni si è parlato di Riserva sì o Riserva no, ma mai di come gestirla e coniugare i diritti dei residenti con gli aspetti ambientali e di sviluppo. In 19 anni si è persa più di un’occasione». Nel dibattito sulla Riserva del Borsacchio, nato dopo l’emendamento approvato in consiglio regionale che ha tagliato la Riserva da 1.100 ettari a 25, interviene Benigno D’Orazio, che nel 2005, all’epoca dell’istituzione della riserva, era capogruppo di Alleanza nazionale in consiglio regionale. «Approvammo con convinzione la proposta del consigliere Angelo Orlando, arrivata dopo diversi studi del territorio», ha detto D’Orazio, «e ricordo tra i promotori anche il mio amico Giuseppe Celommi. C’erano belle prospettive, se però in questi anni la Riserva fosse partita».
D’Orazio non condanna la riduzione della Riserva, ma vorrebbe che si trovasse un punto di incontro tra residenti e ambientalisti. «La riduzione, per quanto censurabile, corrisponde all’esigenza dei proprietari di non vedere ulteriormente compressi i propri diritti, dopo 19 anni di vincoli senza alcuna attività della Riserva», aggiunge D’Orazio, «sotto tale profilo, va richiamato l’articolo 42 della Costituzione che tutela il diritto di proprietà e che comporta, ad esempio, la decadenza dei vincoli urbanistici di inedificabilità dopo dieci anni. Ciò non toglie che permangano tuttora le esigenze di tutela ambientale che hanno determinato l’istituzione della riserva».
D’Orazio lancia alcune proposte. «L’amministrazione Pavone mi affidò, nel 2016, l’incarico per redigere il piano pluriennale di attuazione che feci in circa due mesi», ricorda D’Orazio, «e alla passata amministrazione consigliai di adottare insieme il Pan, il piano di assetto naturalistico, e quello di attuazione, ma poi è stato adottato solo il Pan e si è perso tempo prezioso. Il Comune, ora, dovrebbe impegnarsi concretamente per la valorizzazione della Riserva proponendo attività di sviluppo ispirate al modello della carta europea del turismo sostenibile, e la Regione non potrebbe far altro che recepire le proposte del Comune».(l.v.)
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