COLONNELLA

Da 4 mesi combatte con il virus, positiva per ben tredici volte

Commessa di 49 anni da mesi vive in quarantena e adesso teme anche di perdere il lavoro

COLONNELLA. «Un calvario che dura da 124 giorni, un tunnel buio e ancora non si vede la luce dell’uscita» È sconfortata Nada Cava, 49 anni di Colonnella, che da oltre quattro mesi combatte con il Covid. «Da mesi vivo nella solitudine estrema con gli unici compagni di vita che sono i miei due gatti, il telefonino e la televisione. Ho perso valori importanti; un abbraccio e una carezza delle persone più care. Un lungo periodo che mi sta portando all’impazzimento potendo salutare i miei parenti solo dalla finestra, prendere le provviste ed i medicinali davanti al portone d’ingresso dell’appartamento e vedendo e parlando solo con il personale Asl che viene a fare tamponi e analisi». Tredici i tamponi sempre positivi e con la febbre che sbalza ma attualmente che non supera mai i 37,5 gradi.

Nada Cava non sa come si è ammalata ma, probabilmente, ha preso il virus nel luogo di lavoro. «Lavoravo in un supermercato. Dico lavoravo perché anche il posto potrebbe essere solo un ricordo. Ero assunta a tempo determinato con la promessa del contratto a tempo indeterminato ad inizio agosto. Purtroppo, dopo tanta assenza il mio rapporto di lavoro potrebbe non proseguire. Ad un certo punto febbe e tosse. Sono stata messa in isolamento domiciliare fino a quando è stato effettuato il tampone che ha dato esito positivo».

Nativa di San Benedetto del Tronto, da alcuni anni si è trasferita a Colonnella. «Il Covid è un’esperienza drammatica», continua. «Sono stata ricoverata prima a Teramo, 11 giorni, e poi ad Atri, 10 giorni. Esperienza bruttissima senza avere dolori ma con la paura che il virus poteva devastare parte del mio corpo. Poi l’isolamento domiciliare che tante domande e nessuna risposta. Le uniche sagome che sono entrate in casa gli operatori sanitari per i tamponi e gli esami clinici ma che non sanno darmi risposte con l’integrità mentale messa a dura prova. Devo ringraziare il medico di famiglia che ha contattato l’Asl per il ricovero, ha provato con lo Spallanzani per fare la cura del plasma, senza successo, e mi sta vicino psicologicamente telefonandomi ogni giorno. Un brutto sogno, un incubo che non auguro a nessuno». Della sua vicenda si è occupato anche il Tg1.
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