Da Teramo a Lisbona, il viaggio di Marcello per un futuro migliore

5 Febbraio 2026

Il racconto dal Portogallo di Di Salvatore, partito dall’Abruzzo nel 1989. Prima la Germania, poi la città lusitana e l’idea di aprire un ristorante con i prodotti della sua regione

LISBONA. Valigia leggera, un mazzo di sogni in tasca e la decisione obbligata di lasciare una terra che non gli offriva opportunità. Inizia da qui il viaggio di Marcello Di Salvatore (per gli amici «Marcellone»), 68 anni, partito a 30 da Teramo per la Germania e oggi da quasi 20 anni a Lisbona. Marcellone ha vissuto quattro vite in una: è stato elettricista, lavapiatti, barista e poi chef nel ristorante che ha aperto nella Capitale portoghese “Bella ciao”, un punto di riferimento della cucina italiana prima che la pandemia del Covid-19 lo costringesse a chiudere l’attività. Su Zoom-storie dal nostro tempo, stasera alle 23 su Rete8 (regia di Carmine Di Cecco), siamo andati a trovarlo nella sua città, per farci raccontare una storia unica eppure così simile a quella di tantissimi abruzzesi che si sono lasciati la propria casa alle spalle alla ricerca di maggior fortuna.

Secondo gli ultimi dati della fondazione Migrantes, al primo gennaio dello scorso anno risultavano 219.095 i corregionali iscritti all’Aire, il 17,3% della popolazione. Significa che un abruzzese su sei vive oltreconfine. Un dato ben superiore alla media nazionale, che si ferma al 10,9%. L’Europa resta il baricentro della nuova emigrazione: Svizzera (9,9%), Germania (7,9%), Belgio (7,8%), Francia (6,6%) e Regno Unito (5,1%) sono le destinazioni più frequentate. Ma il cuore resta anche oltreoceano: l’Argentina accoglie da sola il 19,6% dei nostri corregionali all’estero, seguita da Brasile, Venezuela, Uruguay e Canada, le rotte storiche della diaspora.

Numeri impressionanti, che raccontano di una necessità, quella di cambiare aria, che attraversa generazioni e generazioni di abruzzesi. Il più delle volte, come nel caso di Marcellone, alla base di tutto c’è la convinzione che la regione non sia in grado di offrire prospettive stabili di crescita. «Avevo 29 anni. Mi guardai attorno: c’erano solo droga e disoccupazione, ragazzi persi», racconta, «non volevo fare quella stessa fine, quindi sono partito senza voltarmi indietro». Su consiglio di un amico raggiunge la Germania, dove si assicura una quotidianità «tranquilla», con un contratto sicuro e una bella casa. Dopo 13 anni, però, l’intuizione che gli cambia la vita.

«Avevo degli amici in Portogallo che mi suggerirono di raggiungerli. Io nel frattempo, ero tornato a Teramo e avevo ritrovato la stessa situazione che avevo lasciato. Rimanere non avrebbe avuto senso. Così ho rifatto le valige e sono partito per Lisbona». Qui Marcellone incontra sua moglie, costruisce una famiglia e, dopo aver lavorato per un’agenzia immobiliare, decide di cogliere l’opportunità di investire in una delle sue più grandi passioni: il cibo. «All’inizio non sarei dovuto essere io lo chef, ma l’amico che mi aveva aiutato ad aprire il ristorante decise di tornare in Italia. Provai a contattare altri cuochi, ma chiedevano stipendi troppo alti. E allora mi sono detto: a questo punto in cucina mi ci metto io».

Ricette semplici, ma veramente italiane, con ingredienti di qualità, come la pasta rigorosamente De Cecco e il guanciale arrivato direttamente da Chieti: è la svolta. Le prenotazioni si moltiplicano, la comunità italiana di Lisbona (qualche migliaio di persone) trova in “Bella ciao” il suo nuovo punto di riferimento. Arrivano addirittura gli inviti a partecipare a programmi televisivi portoghesi e non. L’apice con lo show “Little big Italy”, condotto da Francesco Panella, che in ogni puntata scopre tre ristoranti italiani all’estero. Insomma, tutto sembra andare per il meglio. Poi, però, arriva il Covid, la quarantena e le zone rosse. La sua vita cambia di nuovo. Lui si reinventa. Come? A stasera.

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