Discarica ex Cirsu, la strada è un accordo stragiudiziale

La propongono Fp Cgil e Femca Cisl per risolvere il contenzioso sulla gestione «È l’unico modo per dare un reddito ai 30 operai, le istituzioni intervengano»
NOTARESCO. La situazione relativa alla discarica di Grasciano ha una storia intricata e un futuro incerto. In mezzo ci sono circa 30 lavoratori a cui stanno scadendo gli ammortizzatori sociali. Per loro i sindacati tornano a lanciare un appello alle istituzioni, indicando anche una possibile strada, forse l’unica, per risolvere la spinosa situazione.
Fp Cgil e Femca Csil ricordano la storia che ha portato i lavoratori senza alcuna copertura a un anno e mezzo dalla cessazione della gestione dell’impianto da parte del Csa.
« È una vicenda amarissima», esordisce Serafino Masci della Femca Cisl, «la nuova discarica avrebbe potenzialità enormi e consentirebbe ai Comuni teramani di conferire i rifiuti vicino, abbattendo notevolmente i costi a carico del cittadino. I lavori della nuova discarica sono quasi finiti ma qualcuno si è mosso in modo maldestro arrivando al fallimento di una società pubblica, cosa molto rara».
Il primo affidamento al Csa c’è stato nel 2014, fino al 2017 ma poi il Cirsu è fallito e i curatori hanno deciso «in modo secondo noi avventato, di seguire quello che stabilisce la legge fallimentare: hanno revocato tutti i contratti, hanno indetto una nuova gara, vinta dalla Deco di Di Zio. E sulla gara sono scattati i ricorsi della Diodoro ecologia e del Csa, che ora sono in Cassazione», osservano i sindacati.
E pare che ci vogliano almeno un paio d’anni per mettere la parola fine alla diatriba sulla gestione. Ma nel frattempo gli operai, tutti fra 50 e 60 anni, quindi difficilmente ricollocabili, non avranno di che vivere. «Noi abbiamo cercato un’interlocuzione sia con la Regione che con la Provincia», aggiunge Amedeo Marcattili della Fp Cgil, «ma c’è stato solo un silenzio assordante. Probabilmente le istituzioni non si vogliono impelagare in una situazione complicata, ma i lavoratori non possono aspettare: sono troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per essere ricollocati in altre aziende. Senza contare che far funzionare una discarica dappertutto porta circuiti virtuosi, è un settore che certo non è in crisi. Solo noi ne abbiamo una inutilizzata».
Da qui la proposta. «Regione e Provincia potrebbero farsi parti attive in una mediazione fra i vari soggetti in gioco, per arrivare a un accordo stragiudiziale che metta fine a questa estenuante vicenda, ma ancora non si muove nessuno», incalza Masci.
I lavoratori, dal canto loro, invocano maggiore attenzione: «siamo tutti padri di famiglia fra i 50 e i 60 anni, senza più alcun sostegno: ci dicano che dobbiamo fare», afferma Felice Cretone.
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