Dj assassinato e gettato nel lago: «Andrea e Alessia hanno premeditato il massacro»

L’omicidio di Corropoli. Chiuse le indagini sulla coppia accusata di aver ammazzato con quattro coltellate il 48enne di Isola. Per la Procura è un delitto pianificato: «Agguato per attirare la vittima»
TERAMO. La dinamica di un omicidio prende forma nelle pagine di un fascicolo giudiziario a puntellare con l’aggravante da ergastolo della premeditazione il già detto di un massacro: quello del 48enne dj di Isola Martino Caldarelli, adescato sui social, accoltellato, colpito con una pala dopo un ricatto sessuale e buttato in un laghetto di Corropoli dai conviventi Andrea Cardelli, 41enne di Corropoli, e Alessia Di Pancrazio, 26enne di Giulianova. Con la novità a scandire l’avviso di conclusione delle indagini: la pm Elisabetta Labanti contesta ai due indagati la premeditazione mettendo nero su bianco l’accusa «di aver teso un agguato alla vittima».
Premeditazione che si aggiunge all’altra aggravante da ergastolo contestata: l’occultamento di cadavere. A otto mesi dal delitto del 48enne di Isola del Gran Sasso, il passaggio obbligato del l’avviso di conclusione delle indagini mette un punto fermo sul prima e il dopo dell’omicidio. Con i risultati dell’autopsia a confermare l’iniziale sequenza di morte: Martino Caldarelli è stato ucciso con quattro coltellate con quella letale che ha reciso la vena giugulare provocando una violenta emorragia, poi colpito in testa con una pala e infine buttato nel lago dopo essere stato legato a un tronco.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia Cardelli si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre la donna ha confermato la confessione fatta nell’immediatezza del fermo di entrambi, con lei che ha fatto ritrovare il corpo, e si è difesa dicendo: «Io non sapevo che Andrea sarebbe venuto in camera da letto dove ero con Martino, ha fatto tutto da solo, lo ha ucciso colpendolo a coltellate e poi con la pala. Io ho cercato di fermarlo, di bloccarlo, ma non ci sono riuscita. Ero terrorizzata perché lui ha minacciato di uccidere anche me».
Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Lorenzo Prudenzano non ha esitato a definire la coppia «senza scrupoli e pericolosi, privi di una pur minima capacità di autocontrollo e in preda a un delirio violento e criminale». Con l’occultamento del cadavere, la modifica dell’auto rubata (le targhe cambiate alla Panda della vittima) e l’incendio della stessa vettura a confermare, ha scritto ancora il giudice, «la mancanza di freni della coppia. Con le esigenze cautelari desumibili dalla stessa inaudita gravità dei fatti denotanti pesante disprezzo della vita e totale incapacità di dominare impulsi criminali pochi giorni dopo la perpetrazione di altri gravi delitti (sequestro di persona, rapina e lesioni personali) peraltro in danno di persona affetta da invalidità».
Un filo conduttore a legare le pagine dell’ordinanza: il pericolo di reiterazione del reato. Aspetto, quest’ultimo, su cui il giudice si è soffermato proprio in relazione alla rapina e al sequestro di persona di un invalido civile che i due avevano messo a segno pochi giorni prima del delitto con l’uomo riuscito a scappare. La donna è difesa dagli avvocati Tiziano Rossoli e Nazario Giuliani, l’uomo dall’avvocato Marco Cerioni.
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