Errori nelle cartelle Tia, protesta l’associazione Robin Hood

Stanno arrivando in questi giorni ai contribuenti richieste di pagamento per gli anni dal 2010 al 2012 dopo gli accertamenti sulle superfici. Di Ferdinando: «Abbiamo riscontrato molti sbagli»
TERAMO. «L’accertamento sulle superfici sottoposte a Tia è una storia senza fine». Pasquale Di Ferdinando, presidente dell’associazione dei consumatori Robin Hood di Teramo, lancia una polemica sui nuovi accertamenti predisposti dal Comune sulle superfici sottoposte a l'ex tariffa di igiene ambientale (Tia), poi sostituita dalla Tasi, relativa agli anni 2010, 2011, 2012, le cui cartelle esattoriali stanno arrivando in questi giorni nella case dei contribuenti teramani.
Già una trentina di cittadini si sono rivolti all’associazione per lamentare degli errori nell’accertamento e affidare le loro pratiche. «Quando fu istituita la Tia», ha detto Di Ferdinando, «era il Comune che comunicava al proprietario la superficie degli immobili da denunciare e sulla quale calcolare il pagamento dell’imposta. Ma in questo calcolo non venivano considerate le pertinenze e a seguito di una sentenza che chiarì il campo di applicazione della normativa fu predisposto il primo accertamento da parte del Comune». Negli anni precedenti il 2010 la società incaricata della verifica operò, dopo la sentenza, una nuova misurazione degli immobili comprese le pertinenze che costituì la nuova base di applicazione e pagamento della Tia. Nel 2015 il Comune ha predisposto un nuovo accertamento a opera di una nuova società che per l’associazione Robin Hood è inammissibile per una serie di motivazioni. «Nelle varie pratiche che ci sono state affidate», spiega Di Ferdinando, «abbiamo riscontrato accertamenti non corretti come particelle errate, particelle attribuite per intero e non lo erano, piccole differenze di metri quadri in alcune particelle che portano ben poco nelle casse comunali e molto lavoro per gli uffici se confermate».
La polemica di Di Ferdinando tocca più aspetti. «Innanzitutto lamentiamo il fatto che queste vicende accadono nei periodi festivi con difficoltà oggettive nel reperimento di tecnici e di associazioni di consumatori. Inoltre questo doppio accertamento, che poteva essere svolto dalla Team senza il ricorso a una società privata non teramana, comporta una duplicazione dei costi nelle casse comunali». Di Ferdinando chiede inoltre che chi si è adeguato ai precedenti accertamenti «deve pagare solo la tassazione eventualmente accertata dalla verifica e i relativi interessi, ma non le sanzioni perché la sua condotta, come previsto dallo Statuto del contribuente, è ascrivibile alla buona fede».
Adele Di Feliciantonio
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