Foto osé di Giulia, la pm chiede 8 anni: giovane accusato di pornografia minorile

L’imputato è un 35enne. La testimonianza in aula della mamma della ragazza: «Stava male tutte le volte che lui le scriveva»
TERAMO. Nelle aule di tribunale bisogna sempre avere il coraggio di scendere nel baratro profondo delle storie. Perché raccontare non è mai facile. Soprattutto per una mamma che da dieci anni invoca giustizia per Giulia Di Sabatino, la figlia 19enne precipitata da un viadotto dell’A14 a Tortoreto la notte tra il 31 agosto e il 1° settembre del 2015. In un tempo sospeso che non finisce mai e con un dolore sempre più disperato, Meri Koci cerca risposte, elenca circostanze e fatti nell’aula in cui scorre, ormai alle battute finali, il processo a Francesco Giuseppe Totaro, 35enne di Giulianova, accusato di induzione alla prostituzione minorile e pornografia minorile, imputato dopo il rinvenimento sul suo cellulare di foto osé di Giulia, all’epoca di questi fatti minorenne, e di altre ragazze, minori di 18 anni. Tutte foto, è stato accertato, inviate dalle ragazze. Il processo non ha nulla a che fare con l’inchiesta sulla morte della 19enne che il tribunale di Teramo qualche anno fa ha archiviato come suicidio, e per cui la famiglia, da sempre convinta che si sia trattato di un omicidio, invoca la riapertura delle indagini.
Per Totaro la pm Laura Colica chiede otto anni e 60mila euro di multa circostanziando, in una dettagliata requisitoria dal punto di vista tecnico-giuridico, le ipotesi di reato e soffermandosi, in particolare, sul concetto di utilizzo e di utilizzabilità del consenso del minore. Una richiesta che arriva dopo la deposizione della mamma che in aula ricorda: «Ho sentito il nome di Totaro dalla cerchia di amiche di mia figlia che lo frequentavano . Mi dicevano che non fumava, non beveva, non correva con la macchina. Mi sono accorta che Giulia stava male tutte le volte che quel ragazzo le scriveva. Mi sono accorta che in quelle occasioni stava molto male. Così a lui dissi che doveva subito allontanarsi da mia figlia. Non ho mai saputo che Giulia gli avesse inviato delle sue foto. Io e mio marito lo abbiamo scoperto dopo». La donna, sempre in risposta alle domande della difesa rappresentata dall’avvocata Donatella Tiberio, precisa di non aver mai scambiato messaggi con Totaro e di non aver mai inviato delle sue foto.
Una vicenda, quella di Giulia Di Sabatino, che la potenza della cronaca negli anni ha trasformato in un caso nazionale tra lunghe inchieste aperte e archiviate per suicidio. Ma bisognerebbe mettersi negli occhi di una madre che in un’aula di tribunale guarda le foto di una figlia che non c’è più per capire che il suo dolore è di quelli che aprono il cuore e non sanno più rimetterlo a posto. Lei e il marito Luciano si sono costituiti parte civile «perché Giulia merita giustizia». E ci sono le parole dell’avvocato Antonio Di Gaspare, che li rappresenta insieme al collega Gianfranco Di Marcello, a sottolineare che «non bisogna dimenticare la lesione alla dignità di Giulia che oggi non c’è più, quel danno irreversibile a lei e ai genitori costretti a convivere per sempre con la sua assenza».
L'inchiesta sulla pornografia minorile è scattata dopo la morte della 19enne , in seguito ad alcune intercettazioni effettuate all’epoca nell’ambito del caso Castrum durante le quali gli inquirenti, intercettando uno degli allora indagati nella maxi inchiesta su un presunto giro di appalti e tangenti a Giulianova, si erano imbattuti con le telefonate di un suo familiare (appunto Totaro) che in una telefonata sosteneva di aver conosciuto Giulia. Dichiarazioni che all'epoca diedero il via alla seconda inchiesta. Il 5 marzo si torna in aula per la sentenza del collegio presieduto dal giudice Francesco Ferretti (a latere i giudici Marco D’Antoni e Martina Pollera).
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