Frana a Silvi. Due mesi di allarmi, sopralluoghi e promesse: poi il crollo

Famiglie fuori casa, 244mila euro annunciati dalla Regione, rassicurazioni sui tempi e poi il collasso di un edificio: così si è aggravato il dissesto a Santa Lucia
SILVI — 25 gennaio 2026, inizia qui il dramma per gli abitanti di Silvi. I primi smottamenti, le crepe sull’asfalto, poi gli sgomberi, i sopralluoghi, gli annunci sui fondi, le rassicurazioni, le promesse (mai mantenute fino in fondo) di sostegno alle famiglie. Infine il crollo. La casa implosa su se stessa sulla provinciale 29b, a Silvi paese, è il punto più drammatico di una vicenda che da settimane interessa la contrada Santa Lucia. Una frana annunciata e diventata un caso politico e amministrativo.
Il movimento del terreno di due mesi fa aveva fatto scattare i primi provvedimenti di emergenza e le prime evacuazioni. Nelle settimane successive il fronte del dissesto si è allargato fino a coinvolgere le abitazioni più vicine al costone e la viabilità verso il borgo, con la comparsa di crepe sempre più evidenti sul manto stradale della SP29b. Proprio il Comune, nei giorni scorsi, aveva riconosciuto che «la crepa sulla carreggiata continuava ad allargarsi» e che la situazione era ormai incompatibile con il normale transito.
La svolta sul piano istituzionale arriva tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. Il 28 febbraio il Centro racconta l’annuncio della Regione: 244mila euro per un intervento di somma urgenza destinato alla messa in sicurezza della frana di via Santa Lucia. Ma proprio in quelle stesse ore emerge anche il fronte delle famiglie costrette a lasciare casa: due nuclei sgomberati denunciano di non aver ancora ricevuto alcun aiuto economico concreto per affrontare l’emergenza abitativa.
La replica del sindaco Andrea Scordella tuttavia è netta: il Comune, assicura, ha stanziato 20mila euro “di tasca propria” per anticipare i rimborsi, attribuendo i ritardi alle sole procedure burocratiche. Il 10 e 11 marzo arriva anche il sopralluogo del presidente della Regione Marco Marsilio, accompagnato dallo stesso Umberto D’Annuntiis, dal direttore regionale della Protezione civile Maurizio Scelli e dal sindaco Scordella. La linea è quella dell’intervento rapido. «Questo sopralluogo conferma l’attenzione costante della Regione verso i territori», dice Marsilio, mentre D’Annuntiis assicura che «abbiamo già attivato tutte le procedure necessarie per avviare i lavori senza ritardi».
Il giorno dopo, sempre il Centro riporta le parole del presidente della Regione: «Subito interventi, non lasceremo sole le famiglie danneggiate dalla frana», promette Marsilio. D’Annuntiis aggiunge che i tecnici regionali e quelli della Protezione civile sono al lavoro per chiarire le cause dello smottamento e progettare l’intervento organico sull’area e sulla strada provinciale sovrastante.
Intanto il quadro sul terreno continua a peggiorare. Il 26 marzo la Provincia dispone la chiusura di un altro tratto della SP29b all’incrocio con via Santa Lucia, unico accesso diretto al borgo. La motivazione è allarmante: persistono «fenomeni di alterazione e infiltrazioni idriche tali da compromettere la coesione del materiale roccioso sottostante».
Il Comune corre ai ripari con il doppio senso in via Santa Lucia e via San Rocco, l’eliminazione di parcheggi e l’individuazione di aree di sosta alternative, ma l’emergenza ormai riguarda l’intera tenuta dell’accesso della collina. La situazione continua a peggiorare fino al dramma. I vigili del fuoco del distaccamento di Roseto intervengono oggi di nuovo sulla SP29b. Il fronte franato, secondo la prima ricognizione, ha un’ampiezza di circa 80 metri, ha provocato profonde fratture sul manto stradale e la caduta di un albero.
Dopo una verifica sommaria e speditiva delle condizioni di stabilità del terreno, viene ravvisata una nuova situazione di pericolo tale da rendere necessaria l’evacuazione di altri due edifici. Poco dopo, intorno alle 13.15, una delle abitazioni appena sgomberate crolla sotto gli occhi dei soccorritori. Promesse, sopralluoghi, fondi. Tre mesi di promesse concluse in una nuvola di polvere. Si poteva fare di più?
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